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  ABOLIAMO IL TERMINE “CLANDESTINO”!



di Andrea Leccese, autore di Torniamo alla Costituzione!

12/06/2009. Il senso del termine clandestino è troppo vicino a quello di latitante, che indica chi si nasconde per sfuggire ad un’azione giudiziaria intrapresa nei suoi confronti.

Perciò oggi, in tempo di continue migrazioni connesse ad una crisi economica mondiale, è moralmente ripugnante l’uso di quel termine che, travisando la verità, esprime condanna e biasimo per tante persone già avvilite dal bisogno, vittime di sfruttamento colonialistico, o travolte dalla valanga spietata d’un capitalismo amorale. Sono uomini che cercano di scampare la miseria strisciando nei cunicoli delle fogne; che si rannicchiano nei bagagliai dei veicoli; che si nascondono nelle stive tra le merci; che portano con sé solo ricordi e speranze; che sopravvivono lavorando in nero, e riparandosi in casolari fatiscenti. 

Riflettiamo sul doloroso dramma dell’emigrazione: un fenomeno che tocca tutti, da che mondo è mondo; che ha colpito tanti popoli, tante generazioni, e tanti nostri antenati.

A questo proposito, su “Famiglia Cristiana” del 5 aprile 2009, si legge: «Chi emigra non lo fa a cuor leggero: sono vite gettate con violenza nel ciclone della storia; approdano da noi dopo aver tanto sofferto per fame, guerra e persecuzioni».

Riflettiamo dunque sulle tristi ragioni di questo doloroso fenomeno di cui tutti, chi più chi meno, dovremmo sentirci politicamente responsabili.

Poi, ascoltando la voce della nostra coscienza, potremmo anche essere portati ad abbracciare amorevolmente quegli uomini che, cristianamente parlando, costituiscono comunque il nostro prossimo.

Poi, ascoltando la voce della nostra coscienza, potremmo anche raggiungere il convincimento che quegli uomini abbiano pieno diritto ad una pronta accoglienza di fraterna solidarietà, che li restituisca ad una vita dignitosa.

Ma ora, intanto, evitiamo d’attaccare vilmente, con termini impropri, uomini già trafitti dalla sorte. Chiamiamoli sinistrati, o perseguitati, o magari rifugiati; ma cerchiamo decisamente di abolire, per loro, l’uso del vocabolo “clandestino”!



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