Sono ritornato a Nacaria per occuparmi dell’eredità, Alma. Sono ritornato a Isla Nacaria per inoltrarmi nel silenzio del tempo andato e, tra le ombre e gli echi, svelare le perdite e le assenze che danno forma alla memoria. Questa è la vera eredità, Alma, quella che veramente mi appartiene oltre al vecchio casolare che fu di mia madre e la cenere vera che è rimasta della terra e della casa dei miei zii Candelaria e Fidel. Anche il loro ricordo è un profilo confuso e labile, una nebbia diffusa nel vuoto delle presenze del passato. È questa la cenere di cui è fatta l’eredità…
Per la prima volta in italiano, il capolavoro dello scrittore spagnolo Sabas Martín, tradotto e letto in oltre venti Paesi europei e americani.
Un’eredità, le ceneri di una famiglia, una guaritrice, il seme della follia. Un romanzo profondo, caldo e struggente, come le Isole Canarie in cui è ambientato.
Il primo capitolo in omaggio ai nostri lettori.
Ad Alma
Sono ritornato a Nacaria per occuparmi dell’eredità, Alma. Sono ritornato a Isla Nacaria per inoltrarmi nel silenzio del tempo andato e, tra le ombre e gli echi, svelare le perdite e le assenze che danno forma alla memoria. Questa è la vera eredità, Alma, quella che veramente mi appartiene oltre al vecchio casolare che fu di mia madre e la cenere vera che è rimasta della terra e della casa dei miei zii Candelaria e Fidel. Anche il loro ricordo è un profilo confuso e labile, una nebbia diffusa nel vuoto delle presenze del passato. È questa la cenere di cui è fatta l’eredità.
Ritornare non è stato aprire una cicatrice per scavare di nuovo nella ferita, ma tornare nel fuoco oscuro e incruento di un rogo silenzioso nel quale i giorni e le notti durano in eterno, identici a se stessi in un sogno immobile. Un sogno, Alma, o un delirio di ricordi fatti di voci che mormorano e silenzi che si infittiscono come una nebbia vischiosa davanti agli occhi. Sogno o delirio, non incubo. Per tutto il tempo in cui sono stato via, non mi sono mai reso conto che gli anni trascorsi a Isla Nacaria accadevano come un incubo. È stato come un sogno nebuloso, ti dico, una visione che stordisce e confonde i sensi e che si ripete, reclamandoti con ostinata necessità. Ma in nessun momento ho sentito che mi trovavo sull’orlo di un lontano e minaccioso abisso nell’evocare quegli anni. Come un rogo che arde senza strepitare e io in mezzo alle fiamme che mi circondano e mi avvolgono inesorabili. Le fiamme mi raggiungono e mi toccano con le loro ombre di fuoco, ma sono fiamme che non bruciano, anche se mi dominano e mi trapassano (Mi capisci? Non mi viene in mente un altro modo. Non so spiegartelo meglio). Un fuoco oscuro, senza bagliore e senza rumore, che si impossessa della ragione, Alma, diffondendo senza mai smettere l’immagine del volto di mia madre insieme ai visi dei miei zii Candelaria e Fidel, e il volto di mio cugino José, e quello di Andrea, quella donna, te l’ho già raccontato – ricordi? – che dicevano attraversasse rispettosa le tenebre e comunicasse con i morti.
Ha sempre esercitato uno strano fascino su di me. Andrea, sì. Furono poche le opportunità che ebbi di frequentarla, ma le sillabe del suo nome spuntavano nel mezzo delle conversazioni che ascoltavo da bambino e subito tutte le altre parole si trasformavano allora in un’eco consumato, in un rumore inerte incapace di sottrarmi al mistero che il suo nome richiamava. Credo di aver voluto vedere in Andrea, prima come adesso, quella forza occulta, poderosa e magnetica, che fa germogliare la vita in questa Isla Nacaria di crepacci e di sole bruciante. Lo sai? Qui la lava e i vulcani che si rovesciano sul mare generano sogni deserti. E, nonostante tutto, la terra si rifiuta di consumarsi nel vuoto e la vita germoglia avida e inspiegabile. Come se emergesse in mezzo ai resti di un naufragio. Dovresti essere nata in questo posto per capirlo.
Hai ragione (ancora una volta, hai indovinato), in realtà non me ne sono mai andato. Per tutto questo tempo sono rimasto a Isla, vivendo nel vecchio casolare che mia madre ereditò dai nonni. Come dici tu: sono rimasto con i sogni, con il desiderio, sulle tracce nelle quali perdura la memoria della mia famiglia. È stato così. Sono ritornato sulle mie stesse impronte.
No. So di non esserne capace. Non ancora. È l’unica storia che non posso scrivere, Alma.
Libro tradotto grazie al contributo economico del programma Septenio del Governo delle Isole Canarie
Collana: NARRATIVA
Titolo: L'EREDITÀ Per la prima volta in Italia, il grande romanzo di Sabas Martin. SCONTO ESTIVO DEL 20%
Autore: Sabas Martin
Caratteristiche: Formato 15x21, copertina a colori, rilegatura filo refe
Pagine: 120
Prezzo: euro 9.50
Isbn: 978-88-89602-61-4
Anno di pubblicazione: 2009
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