Descrizione
A cento anni dalla morte, la reazione di Gobetti all’assassinio di Matteotti concorre a dare spessore al giovane intellettuale torinese, oltre che a sottolineare alcuni tratti della dimensione umana e politica del leader socialista.
Gobetti coglieva in Matteotti le ragioni e la natura del suo intransigente antifascismo. Ne sottolineava la serietà, lo scrupolo documentale, la disinteressata difesa degli ultimi. Al tempo stesso definiva una linea che da Salvemini conduceva verso Matteotti, quindi verso Amendola e che avrebbe coinvolto lui stesso. Si trattava di una linea di dignità e di forza morale che spostava lo scontro dal terreno della forza verso quello dei valori, che contrapponeva a una dittatura costruita su stati d’animo e contingenze una disinteressata ed eroica coerenza, nel quadro di un cammino di civiltà.
L’assassinio di Matteotti fu vissuto da Gobetti con la premonizione di ciò che gli avrebbe potuto riservare il futuro e fu la spinta che lo orientò a rafforzare la sua idea che “vivere e parlare” fossero un dovere, “finché riusciremo”.











