Descrizione
Quattro testi teatrali contemporanei compongono una geografia dell’umano: un teatro che scava nella terra e nella memoria per restituire alla parola la sua carne, e al silenzio la sua dignità.
Un robusto filo rosso unisce le drammaturgie: la sopravvivenza della dignità nell’assenza. Sono tutte storie di terra arsa perché raccontano i margini (il Sud, la fabbrica, la malattia, la precarietà), custodiscono voci residue, affrontano la cura come atto politico e la memoria come unica forma di resistenza, condividono una poetica della sottrazione, incarnano i valori dell’Agenda Onu 2030 su parità di genere, dignità del lavoro, diritto all’educazione, salute, riduzione delle disuguaglianze, giustizia climatica e culturale.











