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    Leone Luca, Noury Riccardo, Lallo Angelo,

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La Valle della Drina

di: Leone Luca Noury Riccardo Lallo Angelo

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VIŠEGRAD. L’ODIO, LA MORTE, L’OBLIO
Nella primavera del 1992, all’inizio del conflitto che sino alla fine del 1995 insanguinerà la Bosnia Erzegovina, Višegrad viene sottoposta a un intenso bombardamento da parte dell’esercito regolare jugoslavo. Ritiratesi le forze armate, millantando una situazione ormai sicura e sotto controllo, la cittadina della Bosnia orientale finisce sotto il controllo di un gruppo paramilitare guidato dai cugini Milan e Sredoje Lukić, che inaugurano un regime del terrore e dell’orrore. In pochi mesi la pulizia etnica ai danni dei musulmani-bosniaci – che costituivano il 63 per cento della popolazione locale – viene portata a termine con operazioni di rastrellamento, deportazioni, omicidi di massa e persino attraverso la combustione, in almeno due casi, di decine di civili all’interno di case private. Circa tremila persone vengono uccise e fatte scomparire. Lo stupro etnico ai danni di donne, bambini e uomini diviene pratica comune. Il fiume Drina, mirabilmente cantato dal premio Nobel per la letteratura Ivo Andrić, diviene la più grande fossa comune di quella guerra.

SREBRENICA. I GIORNI DELLA VERGOGNA
Srebrenica è una pagina nera e dolorosa della storia europea. Qui sono stati torturati e uccisi dalla soldataglia agli ordini del generale serbo-bosniaco Ratko Mladić e dai paramilitari serbi e greci, nel luglio del 1995, non meno di 8.500 bosniaci musulmani. Ad assistere, immobili, i caschi blu olandesi e, con loro, l’intera comunità internazionale. Quello di Srebrenica è stato definito “genocidio“ da più sentenze internazionali. Oggi c’è ancora chi nega, sapendo di mentire. Srebrenica. I giorni della vergogna è il primo libro mai pubblicato in Italia su questa tragedia della fine del ventesimo secolo ed è ormai giunto alla quarta edizione.

SREBRENICA. LA GIUSTIZIA NEGATA
Srebrenica, Bosnia Erzegovina, 11 luglio 1995: oltre diecimila maschi tra i 12 e i 76 anni vengono catturati, torturati, uccisi e inumati in fosse di massa. Stesso destino hanno alcune giovani donne abusate dalla soldataglia. Le vittime sono bosniaci musulmani, da oltre tre anni assediati dalle forze ultranazionaliste serbo-bosniache agli ordini di Ratko Mladić e dai paramilitari serbi. Quattro lustri dopo, rimane un profondo senso di ingiustizia e di impotenza nei sopravvissuti e un pericoloso messaggio di impunità per i carnefici di allora, in buona parte ancora a piede libero e considerati da alcuni persino degli “eroi”. Questo libro è un reportage nel buco nero della guerra e del dopoguerra bosniaco e nel vuoto totale di giustizia che ha seguito il genocidio di Srebrenica, una delle pagine più nere della storia europea del Novecento e sicuramente la peggiore dalla fine della seconda guerra mondiale.

IL SENTIERO DEI TULIPANI
Lo stupro di 50.000 donne, oltre 250.000 morti, la devastazione della Bosnia Erzegovina affondano le radici nello psiconazionalismo, cui è dedicato questo libro, unico. Il nazionalismo balcanico si è intrecciato con teorie di studiosi appartenenti a varie discipline, tutti animati da un’ideologia esasperata. Nei Balcani ci si è trovati di fronte a un nazionalismo che ha operato una torsione verso discipline psichiatriche, con sconfinamenti teorici tratti da psicologia, filosofia, storia e genetica. Una variante del nazionalismo, quella balcanica, che ha trovato piena sintonia con gli ambienti militari, politici, economici che ne hanno assunto le teorie, utilizzandole come base per le pulizie etniche e gli eccidi – incluso il genocidio di Srebrenica – della guerra in Bosnia Erzergovina e in Croazia (1991-1995) e, successivamente, come protezione per non essere condannati per i crimini commessi.

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Collana: I pachetti di libri a tema
Caratteristiche: Formato cm 14,5x21,5, brossura filo refe, copertina plastificata a colori
Anno di pubblicazione: 2017
Numero di pagine: 640
Autori: Leone Luca Noury Riccardo Lallo Angelo