Pietro Fusco, nato a Torino, porta nel cuore l’accento della Puglia, terra d’origine dei suoi genitori. Le sue estati più autentiche sono state quelle trascorse con i nonni tra i filari di Primitivo e Negroamaro, un tempo fatto di vendemmie, mosto e sorrisi sinceri. Dopo la loro assenza, ha sentito il bisogno di tornare a quelle radici, non più con le mani sulla vigna, ma con il calice e il taccuino, per raccontare. Ha studiato, degustato e viaggiato, cercando nei vini non solo aromi, ma tracce di persone e memorie. Pur avendo percorso strade diverse, il vino è rimasto il filo che cuce insieme territori ed emozioni. Oggi scrive per dare voce ai vitigni dimenticati e a chi li custodisce con ostinazione. Questo libro è il suo personale brindisi a ciò che resiste, nonostante tutto.
