“Tantalo nell’alveare di ghiaccio”, un estratto

11/08/2026. “Le lenzuola bianche ti abbagliavano, mosse dal vento, riflettendo i possenti raggi solari che arrivavano sulla terra e sul quel cortile ormai quasi tacitato dalle voci, udendosi solo quelle di alcune delle donne rimaste a lavare i panni sporchi. Dalla mansarda, scendevano a turno ogni quindici/venti minuti, con in mano ceste piene di panni che poi stendevano su una fune lunga, da casa in casa, come se fosse un ponte. L’impressione era che la fune mantenesse in piedi le case, non il contrario. I riflessi del bianco abbagliante delle lenzuola facevano impazzire di gioia Alfonso, che amava perdersi fra i panni stesi, andando avanti e indietro senza senso, respirando a pieni polmoni come quando si nasce”.

Alfonso Reccia, nel racconto dal titolo Il sangue si mastica ma non si sputa, contenuto all’interno di Tantalo nell’alveare di ghiaccio,, ci porta nel mondo del piccolo Alfonso, bambino speciale e sensibile.

Tantalo nell’alveare di ghiaccio è un volume composito, dove la narrazione scorre tra iper-realismo, surrealismo, sarcasmo, pamphlet e sogni.

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