Un estratto da “Tantalo nell’alveare di ghiaccio”

23/04/2026. “Era tempo di iniziare a cucinare per tutti quei troublemaker, quelle pesti, che, poverette, non mangiavano dalla colazione. Quella casa era stata adibita dalla madre Bridget – detta Emilia, sempre al di fuori della sua comunità – a una sorta di asilo permanente, o forse era più un orfanotrofio, per alcuni versi, ovviamente a pagamento. Testy aveva i suoi primi ricordi legati proprio a quella casa. Le avevano detto che non era nata lì, ma non aveva compiuto un anno quando vi si era trasferita con la madre. Una casa enorme, rispetto a tutte quelle degli altri immigrati”.

Alfonso Reccia nel nuovo libro dal titolo Tantalo nell’alveare di ghiaccio, da cui abbiamo tratto il brano sopra riportato, composto da cinque racconti dallo stile imprevedibile e sperimentale. L’autore spazia tra iper-realismo, surrealismo, sarcasmo, pamphlet e sogni. I personaggi sono perlopiù donne, ragazze inquiete, donne materne, nu criatur scetet, un “eroe” sui generis, nonne accoglienti e una baba magica, parlano tanti idiomi diversi, dialetti antichi e neo-lingue. Si uniscono al coro dei protagonisti dei cani parlanti, il tutto impregnato del potere sconfinato del sangue, umano, animale, immaginario, reale, purificatore.

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