10 ottobre, Giornata mondiale contro la pena di morte –

10/10/2018. Abbiamo deciso di ricordare la Giornata mondiale contro la pena di morte attraverso un brano tratto dal libro+documentario di Marco Cortesi dal titolo L’ESECUTORE, biografia dell’ultimo boia di Francia, dove la pena di morte è stata abolita solo nel 1981.

“Due settimane dopo l’esecuzione, Marcelle e io andammo dai suoi geni­tori. Dopo il pranzo, come era ormai abitudine, andai in salotto con mio suocero per bere un brandy e per fumare. Io avevo iniziato a parlare del freddo che faceva ma André disse: – Cosa ne pensi di me?

Si sentiva nella voce che quelle parole le aveva dentro da tempo, che ave­va esitato prima di parlare, che non poteva più continuare a non parlare. Io dissi che non pensavo niente. Fu la prima stupida cosa che mi venne alle labbra. Lui forse non mi aveva nemmeno ascoltato, chiuso nel suo assillo. Mi disse: – È stata un’esecuzione rapida. Il condannato non ha mai detto niente. Non ha rifiutato il prete ma non credo che abbia pregato con lui. Stava zitto e si guardava attorno come se tutto fosse sconosciu­to. È andato alla macchina con i suoi piedi. (Mio suocero non disse mai “ghigliottina” in vita sua; mai l’ho sentito dire “ghigliottina”). Ci è andato con i suoi piedi, appena sorretto da due poliziotti. Davanti alla lama tutti hanno un brivido d’orrore, come una convulsione. Anche lui si è irrigidi­to, e ha mosso la testa, tirandola indietro, istintivamente. Poi ha fatto gli ultimi quattro passi. I miei aiutanti sono stati bravi. Tutto è finito in due minuti. Tutto in silenzio.

Disse così. Io tacevo. E lui domandò ancora: – Cosa ne pensi di me?

Risposi che, per quanto terribile, il suo lavoro era necessario. Dissi che la giustizia doveva affidarsi a uomini forti come lui. Fu in quell’occasione che mi domandò se volevo prendere il suo posto. Mi disse: – Sono vecchio e mi devo ritirare. Questo lavoro, da che esiste, si passa da padre a figlio, ma io ho solo Marcelle. Ho pensato a te.

Io aprii la bocca. Zitto, a guardare niente davanti a me. Restai così, come se mi avesse dato uno schiaffo.

– È un servizio per la comunità – disse lui, che mi osservava come il me­dico guarda il malato – È ben pagato. Una sola esecuzione vale quanto tre mesi del tuo lavoro da tipografo. Ci vuole una persona con i nervi saldi, senza malinconie, senza fantasmi. Una persona forte, di brava famiglia. È il lavoro più legale della terra, e quindi la coscienza è a posto. Se avessi avuto un figlio maschio, o anche un nipote, lo avrei già condotto con me, perché imparasse. È così che è successo a me. Mio zio, il fratello di mio padre, mi scelse come aiutante e poi come successore. Io ho scelto te.

Restavo seduto in poltrona, con il bicchiere in una mano e la sigaretta che si spegneva nell’altra. Non mi usciva niente dalla gola. Volevo rispondere qualcosa, ma non mi usciva la voce.

– Ci vuoi pensare? – mi chiese lui. Io feci sì con la testa.

Trenta minuti all’esecuzione

Una volta immobilizzato il condannato, si consentirà agli avvocati di avvici­narsi al loro cliente. Gli ufficiali entreranno nella cella e il procuratore informe­rà il condannato che la richiesta di grazia è stata formalmente respinta.”

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