16/03/2018. Il 16 marzo di quaranta anni fa andava in scena uno dei misteri più intricati della nostra storia recente, il rapimento di Aldo Moro.
Ripercorriamo quelle ore convulse grazie al racconto di Alessandro Forlani nel suo libro, in libreria tra pochi giorni, dal titolo TESTIMONI INCONSAPEVOLI.
“16 marzo 1978. Ore 9,02. In via Mario Fani, nel quartiere residenziale della Camilluccia, nella zona nord-occidentale di Roma, un commando terroristico rapisce il presidente della Dc Aldo Moro. Nell’agguato vengono uccisi i due carabinieri sull’auto di Moro, Domenico Ricci e Oreste Leonardi, e i tre poliziotti dell’auto di scorta, Raffaele Jozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi.
Ore 10,00. Le Brigate rosse telefonano all’agenzia di stampa Ansa, rivendicando l’agguato e comunicando di aver rapito Moro.
Ore 12,00. Il ministro dell’Interno Francesco Cossiga insedia al Viminale un comitato di esperti, che coordini le indagini. Forze dell’ordine e magistratura iniziano a passare al setaccio decine di segnalazioni e in giornata esce già una lista di ricercati. Gli Stati Uniti, in obbedienza a una legge appena approvata, non aiutano ufficialmente gli inquirenti, se non con l’invio di un esperto, che affiancherà il ministro Cossiga.
Ore 18,00. I due rami del Parlamento, accelerati i tempi del dibattito, votano la fiducia al governo guidato da Giulio Andreotti, che proprio quella mattina si era presentato in aula e che era sostenuto dalla più ampia maggioranza della storia repubblicana: Dc, Pci, Psi, Psdi, Pri e Pli, ovvero democristiani, comunisti, socialisti, social-democratici, repubblicani e liberali. Nelle dichiarazioni di voto tutti i rappresentanti dei partiti, con l’unica eccezione dei Radicali, si dicono contrari a eventuali trattative con i rapitori di Moro.”

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