16 ottobre 1968, Olimpiadi di Città del Messico, premiazione della finale dei 200 mt: i pugni guantati di nero di Smith e Carlos –

16/10/2018. “Due giorni dopo ci fu la finale dei 200 metri. Tra Tommie Smith e John Carlos la rivalità in pista era enorme e lo avevano dimostrato anche ai Trials di Echo Summit in settembre, sul lago Tahoe, località scelta per via dell’altitudine simile a quella di Città del Messico. Alle spietate selezioni Usa si impose Carlos con 19”7 staccando il rivale (20”0) che subì una delle sue poche sconfitte. Niente record per Carlos: l’omologazione non avvenne perché aveva utilizzato scarpe non regolamentari, con un numero di chiodi superiore al consentito.

A Città del Messico per l’atto conclusivo dei 200 metri Carlos credette di potersi imporre di nuovo. Tommie Smith, o meglio Tommie-Jet, non sembrava essere al meglio: al traguardo

nella semifinale era arrivato zoppicando. In finale, pero, era tutto dimenticato. Smith ebbe la terza corsia, Carlos la quarta e, essendo davanti, poteva essere controllato dal rivale. Carlos partì fortissimo tanto che all’uscita dalla curva viaggiava con più di un metro di vantaggio su Smith.

L’accelerazione di Tommie-Jet fu impressionante: in quaranta metri affiancò Carlos prima di diventare irraggiungibile. Andò a tagliare il traguardo a braccia alzate mentre dietro Carlos dovette cedere il secondo posto a Norman. Per Tommie-Jet il cronometro si fermò su uno straordinario 19”83 (arrotondato manualmente a 19”8), per Norman su 20”06 (all’uscita della curva era sesto) e per Carlos su 20”10. Tommie-Jet divenne il primo uomo a scendere ufficialmente sotto la barriera dei 20 secondi.

Al momento della premiazione, i due statunitensi si presentarono sul podio con guanti e calzini neri, il simbolo del Black Power, e una collanina di piccole pietre al collo. Entrambi facevano parte – ma non tutta la squadra Usa – dell’Olympic Project for Human Rights, il movimento fondato dal sociologo Harry Edwards che l’anno prima delle Olimpiadi dall’università di Berkeley lancio l’idea di boicottare i Giochi. Edwards chiese a chi non avesse scelto il boicottaggio di partecipare manifestando in maniera visibile. Cosa che i due afroamericani Smith e Carlos, entrambi studenti di Sociologia, puntualmente fecero. Edwards subito dopo aver esposto le sue teorie ottenne un dottorato di ricerca a New York e poi divenne professore emerito alla Berkley University.”

Abbiamo ripercorso un momento importante nel percorso di affermazione dei diritti degli afro-americani all’interno di un momento di sport contenuto nel libro di Carlo Santi dal titolo  Sessantotto, l’anno del non ritorno. Diario di una rivoluzione nello sport e nel mondo

Il 1968 è stato un anno spartiacque, segnato da molteplici eventi: dal Vietnam al Messico, dagli omicidi di Martin Luther King e di Bob Kennedy alle contestazioni studentesche. La rivoluzione è globale: a Roma va in scena la battaglia di Valle Giulia; a Parigi, a Berlino e negli Stati Uniti centinaia di migliaia di persone manifestano nelle strade. A Città del Messico, il 3 ottobre, a piazza delle Tre Culture l’esercito spara sugli studenti uccidendo centinaia di persone e ferendone migliaia.

Il mondo dello sport – come abbiamo visto nel brano riportato –  non è da meno.

“Abbiamo capito che nel 1968 a Città del Messico abbiamo perduto una grande occasione per far sentire la nostra voce, anche se allora la voce degli atleti, sia pure di grandi campioni, non era ascoltata come avviene oggi”. (Michele Maffei)

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