18/12/2021. “Un bagaglio troppo piccolo e un pancione troppo grande, malcelato da un cardigan rosa confetto. Maria mi augura buena suerte mentre si precipita, pesante e nervosa, alla stazione degli autobus diretti a nord-est. Percorrerà novecento chilometri fino a Monterrey, nello Stato del Nuevo León. In qualche modo raggiungerà Reynosa, nel Tamaulipas, dove cercherà un coyote – qui chiamano così i trafficanti di esseri umani – che per un gruzzolo di dollari la trasporterà in Texas. E negli Stati Uniti partorirà suo figlio, realizzando il sueño americano che quattro mesi fa l’ha trascinata fuori dall’Honduras e dalla violenza endemica rimasta conficcata nel suo corpo: lo stupro che l’ha lasciata incinta; le cicatrici sulle braccia, dopo il pestaggio di uomini che tentavano di rapire la sorella per soggiogarla al racket della prostituzione.
«Mi cercavano, volevano uccidermi» le parole secche, solo quelle necessarie, che Maria ha pronunciato prima di congedarmi nel cortile silenzioso del centro Cafemin a Città del Messico, dove suore e volontarie tentano d’alleviare il tragitto di centinaia di donne che da Honduras, El Salvador e Guatemala puntano agli Stati Uniti per sottrarsi alla miseria e alle angherie di maras e pandillas, le bande criminali che rendono il Centro America l’area del mondo dov’è più facile morire ammazzati”.
Con questo brano, tratto dal capitolo Il sogno americano all’interno del libro della giornalista Emanuela Zuccalà nel libro dal titolo Le guerre delle donne, vogliamo ricordare la Giornata internazionale per i diritti dei migranti, che cade il 18 dicembre.
Le guerre delle donne si compone di trenta voci dall’Africa al Brasile fino all’Europa, unite nel dire no alle ingiustizie e alla violenza. In un intreccio di reportage giornalistico e colloquio intimo, le loro storie toccano i nodi più cruciali dei diritti femminili violati, regalandoci ritratti profondamente rivoluzionari e indimenticabili.
Con il patrocinio di ActionAid, Cospe, Cuamm, Intersos, No Peace Without Justice, WeWorld, Zona

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