19/08/2021. “Sul treno del ritorno a Budapest, la notte del 20 agosto, serpeggiava un certo nervosismo dovuto alle lunghe soste impreviste e senza spiegazioni da parte del personale ferroviario. L’addetto dell’agenzia non perdette di vista il gruppo nemmeno per un secondo. Il treno giunse a Budapest con diverse ore di ritardo e Margit e Güzü furono accolte dai genitori al completo, un evento rarissimo, perché di solito i padri e le madri si davano il cambio nel disbrigo dei doveri genitoriali. Erano sconvolti e il papà di Margit, un vecchio comunista che aveva visto la galera per reati politici e vissuto in clandestinità, un uomo navigato e piuttosto prudente, sbottò e rivelò che la Cecoslovacchia era stata invasa poche ore prima dagli eserciti del Patto di Varsavia. Aggiunse adombrato che l’addetto dell’agenzia era un alto rango dei servizi di sicurezza, senza il quale il viaggio non sarebbe stato autorizzato, perché al ministero degli Interni sapevano dell’imminente invasione. Rivelò che quello era stato l’ultimo treno ad attraversare la Cecoslovacchia, fatto confermato pochi giorni dopo da Éva, una compagna di classe, che per tornare dalla Germania dell’Est a Budapest dovette attraversare la Polonia e l’Unione Sovietica, impiegando tre giorni di viaggio in treno. Ovvio che un uomo della sicurezza non vedesse di buon occhio l’incontro fra studenti ungheresi e i rappresentanti del cantiere navale di Danzica, dove con ogni probabilità erano in fermento le idee che vennero represse a Praga con i carri armati”.
Un estratto da L’estate del Sessantanove, di Andrea Rényi, per ricordare l’invasione della Cecoslovacchia, il 20 agosto del 1968.

Lascia un commento