26 giugno, Giornata internazionale a sostegno delle vittime della tortura

25/06/2020.Il 26 giugno si celebra la Giornata internazionale a sostegno delle vittime di tortura, istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel dicembre del 1997, a seguito dell’adozione, da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre del 1984 della Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, ratificata dall’Italia il 26 giugno del 1987.

La tortura, definita all’articolo 1 della Convenzione e indicata tra i crimini internazionali, è severamente proibita dal diritto internazionale e non trova giustificazione in nessuna circostanza. La tortura nega la dignità intrinseca dell’essere umano, le sue conseguenze pervasive spesso vanno oltre l’atto isolato su un individuo; e possono essere trasmesse attraverso generazioni e portare a cicli di violenza.

Segnaliamo il saggio di Antonio Marchesi dal titolo Contro la tortura. Trent’anni di battaglie politiche e giudiziarie testo unico che analizza i primi trent’anni da quando l’Italia ha ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura. Durante questi tre decenni la tortura è stata negata, i fatti e le responsabilità occultati, la nozione stessa di tortura rimossa. L’impunità per fatti di tortura è dovuta in larga parte agli effetti della mancata introduzione del reato specifico nel nostro codice penale.

Marchesi nel libro sostiene che la ratifica del reato di tortura nel nostro Paese sia “un passo avanti, perché l’introduzione di un reato di tortura è utile a contrastare la rimozione politica e culturale del fenomeno, di cui il silenzio del codice, assieme all’occultamento nella pratica, è stato per lungo tempo una specie di baluardo. La previsione espressa, l’uso del termine “tortura” nel diritto penale italiano, possono aiutare a superare una posizione negazionista, secondo la quale la tortura nel nostro Paese non esisterebbe (o meglio, non potrebbe esistere). La circostanza che, invece, in un tribunale del nostro Paese sia oggi possibile, se necessario, discutere di “tortura” (e non, inevitabilmente, di altro) ed eventualmente, sia pure con qualche difficoltà, condannare per “tortura” (e non per altro) è uno sviluppo positivo, anche se non vi è alcun dubbio che la legge avrebbe potuto essere migliore.

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