27/08/2018. 100 anni fa, dopo giorni di assalti andati a vuoto che avevano fatto registrare tantissime vittime, gli Alpini conquistano la vetta del monte Cauriòl, nella catena del Lagorai.
Questo episodio della Grande Guerra è raccontato da Romano Ferrari in CAURIOL. LA MONTAGNA DEL RISCATTO, di cui vi riportiamo un breve estratto.
“Sulle spoglie pendici del Cauriòl la giornata sembra destinata a passare come il giorno prima, senza infamia, senza lode, ma con morti e feriti in più.
Invece, alle 17,00 arriva il segnale d’attacco.
A destra, sul fianco sud, De Silvestri si proietta in avanti con i suoi uomini; Carteri attacca da sud-ovest e Battisti fra i due, al centro. De Silvestri guida e sprona il plotone con impeto e foga; i suoi Alpini lo emulano, incitandosi a vicenda.
Le bombe scuotono la montagna, le mitragliatrici scrosciano colpi, gli shrapnel sparati a decine seminano mortali proiettili che cadono a pioggia, l’aria ridiventa irrespirabile.
De Silvestri è sempre davanti a tutti. Compie balzi in avanti di qualche metro non appena le raffiche si spengono, poi si butta giù aspettando che il nemico scarichi la sua reazione con le prossime raffiche. Due, tre, dieci volte. A ogni tregua, richiama e incoraggia con vigore i suoi Alpini.
L’avanzata è lenta, come lenti passano i minuti di questa tremenda battaglia. Ma alle 18,00 la vetta sembra a portata di mano.
De Silvestri supera con agilità un piccolo dirupo e si ritrova vicino alla prima barriera di filo spinato; lancia una bomba a mano per cercare di aprire un varco…
Un proiettile lo raggiunge, lo fa stramazzare all’indietro e lui rotola giù dal dirupo. Un volo di parecchi metri. Trevisan lì nei pressi ha seguito la scena.
Urlando come gli è consono, chiama a sé due Alpini e si affretta in aiuto al sottotenente. Lo afferra per il collo della giubba e lo trascina giù quel po’ che basta per adagiarlo in un posto riparato. De Silvestri èincosciente, non sente nulla. Morto?
Lui si mette a urlare come un indemoniato, si alza, si butta in avanti, s’avvicina al filo spinato, lancia una bomba a mano e si apre un varco.
Avanza a baionetta inastata.
Dall’altra parte del reticolato s’infila un austriaco, Trevisan se lo trova davanti e sta per colpirlo: “No, no, sono dei vostri, non sparate!”.
L’Alpino indugia, con la baionetta puntata alla gola dell’altro; questi, nel groviglio del filo spinato, alza le mani quanto può: “Sono dei vostri, di Rovereto! Non sparare!”.
“Allora lascia qui tutto e togliti di mezzo!”, gli intima Trevisan dopo un attimo di esitazione, reiterando l’invito con il movimento del fucile.
Il roveretano lascia a terra tre granate e il fucile e si rotola giù. Trevisan raccoglie le bombe a mano, striscia pancia a terra, attraversa la barriera, si erge in piedi con uno scatto e lancia in rapida sequenza le tre bombe in direzione delle mitragliatrici nemiche.
Gli Alpini del suo plotone lo hanno seguito, allargano lo sbrego del reticolato e a loro volta si lanciano in avanti, raggiungono le tre postazioni. Entrano nelle trincee e ingaggiano una lotta furibonda corpo a corpo.
Alle 19,50 il Cauriòl è conquistato. Nella battaglia il tenente Carteri ha perso la vita.”


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