04/08/2021. “I numeri ufficiali parlano, nella zona di Prijedor, di oltre trentamila persone internate, oltre cinquantamila perseguitate a vario titolo, 3.173 civili uccisi, tra cui almeno 102 minori e oltre 250 donne, ma i numeri sono quasi certamente più pesanti – scrivono Luca Leone e Daniele Zanon nella chiosa storica del romanzo dal titolo Tre serbi, due musulmani e un lupo. E lo sarebbero stati senza dubbio, se il 5 agosto 1992 Ed Vulliamy, giornalista del Guardian, e l’equipe televisiva britannica della Independent Television News (Itn) guidata da Penny Marshall, non fossero riusciti ad avvicinarsi alle reti di recinzione del campo di concentramento di Omarska, filmandone i detenuti, ridotti pelle e ossa. Il giorno dopo, davanti alle immagini delle vittime che fanno il giro del mondo e grazie ai fondamentali servizi di Vulliamy e della Itn, Omarska viene chiuso frettolosamente e stesso destino, a seguire, tocca a Trnopolje e a Keraterm”.
Tre serbi, due musulmani e un lupo è un fortunatissimo romanzo, poggiato su solide basi storiche e di testimonianza, che ricostruisce gli avvenimenti della primavera del 1992 a Prijedor, in Bosnia Erzegovina, oggi si chiama Repubblica serba di Bosnia (Rs). Sembra d’essere tornati ai tempi del nazismo. Gli ultranazionalisti serbo-bosniaci vogliono sradicare i “non serbi” attraverso due strumenti: deportazione e omicidio. Vengono creati per quest’ultimo scopo tre campi di concentramento. Che ben presto diventano luoghi di uccisione di massa. Nomi tremendi: Omarska. Keraterm. Trnopolje. In quest’ultimo luogo – composto da una scuola, una casa del popolo e un prato – vengono recluse tra le quattromila e le settemila persone. Un libro che non è solo un romanzo ma anche un reportage di quanto accaduto troppi pochi anni fa e troppo vicino a noi, per non sapere.

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