6 febbraio, Giornata Mondiale contro le Mutilazioni Genitali Femminili –
On febbraio 6, 2018 | 0 Comments

06/02/2018. 200 milioni di bambine e ragazze in almeno trenta Paesi nel mondo, tra le 61.000 e le 80.000 giovani nel nostro Paese hanno subìto mutilazione genitale femminili. Numeri spaventosi che, come ogni diritto negato, non fanno rumore. In occasione del 6 febbraio, Giornata Mondiale contro le Mutilazioni Genitali Femminili regaliamo un estratto della storia di Nice, keniana coraggiosa, raccolta dalla penna sensibile di Emanuela Zuccalà in Donne che vorresti conoscere

“Per spiegare la rivoluzione che dal villaggio masai di Nomayianat sta investendo l’intera area, Nice torna indietro di quindici anni, quando lei era una piccola orfana terrorizzata che sgattaiolava fuori da casa dello zio per scomparire sotto il grande albero nell’attesa che le luci del gior­no e l’eccitazione per la cerimonia facessero dimenticare la sua assenza nel conteggio delle bambine da “tagliare”. Per due volte s’è sottratta in questo modo all’emuatare, il sanguinoso e ineluttabile rito di passag­gio all’età adulta per le femmine, guidata solo da un istinto infantile impossibile da addomesticare: «Sapevo che avrei pianto e gridato, con­dannando la mia famiglia alla vergogna. Durante la circoncisione, le bambine masai devono stare zitte e ferme sulla pietra, senza muovere neppure gli occhi, altrimenti nessuno le vorrà in spose. Per questo sarei 88 fuggita all’infinito. Ma lo zio insisteva, così mi decisi ad affrontare mio nonno, il capofamiglia: “Non voglio essere tagliata – gli dissi – ho solo otto anni e, prima di diventare donna, devo finire la scuola”. Lui era sbalordito ma era un uomo buono: finì per cedere alla mia insistenza».

Oggi Nice Nailantei Leng’ete è una ventitreenne alta e sinuosa, pros­sima alla laurea in management sanitario e convinta che bastino un ideale e una testa dura per ribaltare il mondo. Lei c’è già riuscita qui, nella società profondamente patriarcale dei pastori masai sparsi per il paesaggio attorno alla cittadina di Loitokitok. Impegnata fin da ado­lescente con l’organizzazione sanitaria Amref («Ero l’unica ragazza del villaggio a saper leggere e scrivere: mi hanno scelta come mediatrice tra gli operatori e la comunità masai»), ha trovato la chiave dello sviluppo esorcizzando il suo spauracchio di bambina: il “taglio”. Perché «una ragazza circoncisa, anche se ha solo otto o dieci anni, è considerata una donna: deve sposarsi e fare figli. Abbandonerà la scuola e non saprà fare nulla se non badare alla casa e ai bambini, perpetuando l’inerzia del­la sua comunità». La ragazza istruita, invece, «porta più mucche», sta scritto sulla sua t-shirt: uno slogan semplice ed efficace che ha indotto a capitolare gli anziani masai esattamente come la piccola Nice, quindici anni fa, era riuscita a persuadere suo nonno.”

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