05/06/2020. Il 3 giugno del 1979 moriva a Teheran l’ayatollah Khomeini. Ripercorriamo, con un breve estratto dal libro di Antonello Sacchetti dal titolo IRAN, 1979, il giorno del funerale e la disillusione di parte degli iraniani.
“Il 3 giugno Khomeini morì, a riforma costituzionale ancora incompiuta. I funerali si celebrarono il 6 giugno e furono impressionanti. Vi parteciparono almeno tre milioni di persone, con scene di vera e propria isteria collettiva. Fu impossibile organizzare un corteo funebre, le persone erano troppe. Per trasportare il feretro nel mausoleo ancora in costruzione, vicino al cimitero di Behehste Zahra, fu necessario ricorrere a un elicottero, ma non appena il velivolo atterrò, la folla si riversò sulla bara per toccare il corpo dell’ayatollah. Nella calca, in quel giorno caldissimo, morirono otto persone e i feriti furono migliaia.
Secondo la scrittrice Azar Nafisi, «la morte di Khomeini aprì gli occhi a molte persone. Alcuni – tra i quali mi metto anch’io – si sentirono improvvisamente stranieri in patria. Altri si scoprirono disillusi dalla “truffa dei religiosi”. Dopo aver fabbricato miti per tutta la vita, adesso l’imam era riuscito a trasformare in mito anche se stesso. Con la piena acquiescenza e la complicità di tutti noi, naturalmente. Gli avevamo concesso tutto, non solo le torture, gli assassinii, la guerra, ma anche di plasmare quel sogno di cui adesso, con la sua morte, piangevamo la fine».”

Lascia un commento