13/02/2026. “Il sistema tribale ha da sempre avuto un impatto profondo sull’Afghanistan: il potere non è centralizzato in uno Stato-nazione forte, ma è frammentato e distribuito tra capi tribali, signori della guerra e leader religiosi locali – scrive Giorgia Pietropaoli nel volume dal titolo Afghanistan, dove tutto cambia per non cambiare mai. Questo crea una costante competizione e alleanze mutevoli tra le diverse fazioni, rendendo difficile la governance centralizzata e la costruzione di un’autorità statale coesa. La lealtà primaria di molti afghani è verso la propria famiglia, il clan e la tribù, piuttosto che verso lo Stato. Le istituzioni statali sono spesso percepite come esterne o corrotte e la loro legittimità è minata dalla preferenza per la giustizia tribale (jirga e shura) e le tradizioni locali. È il sistema tribale che definisce gran parte dell’identità individuale e collettiva. Il Pashtunwali, ad esempio, è più di un codice legale; è un sistema di valori che permea la vita quotidiana dei Pashtun. Questo rende difficile l’introduzione di concetti occidentali di diritti individuali o di un sistema legale uniforme”.
Con Afghanistan, dove tutto cambia per non cambiare mai compiamo un viaggio nell’Afghanistan dei nostri giorni, dove i diritti umani sono, nella migliore delle ipotesi, sospesi. L’Afghanistan, Paese di storia e cultura millenaria, crocevia di scambi da tempi remoti, dopo una breve parentesi di libertà dall’agosto del 2021 è tornato sotto il pressante e repressivo controllo talebano che man mano ha eroso ogni conquista e diritto guadagnato dalla popolazione. Ora il Paese vive una profonda crisi sociale, umanitaria ed economica: l’integralismo talebano ha imposto severe restrizioni nel campo dei diritti umani, in particolare per donne e ragazze, private dell’accesso all’istruzione secondaria e superiore e della maggior parte delle opportunità lavorative. La libertà di stampa e di espressione è fortemente limitata, con arresti arbitrari e detenzioni di giornalisti e attivisti. Il Paese è intrappolato in un ciclo di povertà, insicurezza alimentare e violazioni dei diritti, con la comunità internazionale che continua a cercare vie per affrontare le sfide umanitarie e proteggere i diritti fondamentali.

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