22/07/2025. «L’avete ammazzato voi! Siete stati voi!» gridò Remolo rivolto alle persone presenti nel bar.
«Zitto, Remolo! Stai zitto!» gli urlò contro Antonello Fisiani.
«No, non sto zitto! Guardate cosa avete fatto!» disse l’uomo puntando l’indice verso il corpo del ragazzo a terra, sotto la pioggia.
«Noi non abbiamo fatto un cazzo, hai capito? Taci!».
«Cosa vi aveva fatto di male? Cosa? Ditemelo!». Il dito continuava a mirare verso l’esterno.
«Invece di dire stronzate, chiama un’ambulanza! Muoviti!».
«Racconterò tutto alla polizia e voi… – l’indice si spostò verso l’interno e prese a girare per l’aria, come a voler raccogliere tutti i presenti sotto un grande senso di colpa – voi sarete puniti per questo».
«Non lo farai. Non ti azzardare a farlo, Remolo».
«Andate al diavolo, assassini!» disse l’uomo, uscendo dal bar Fisiani.
Guardò il corpo del ragazzo, dall’altra parte della strada. La rabbia lasciò il posto alla tristezza. Due lacrime scesero lungo il suo viso e si confusero con la pioggia che cadeva impietosa.
Il brano sopra riportato è tratto dal nuovo romanzo di Leonardo Mazzeo dal titolo Alberi di plastica, che ci porta ad Averno, una piccola comunità in cui tutti si conoscono, improvvisamente sconvolta dalla morte di Andrea, un giovane precipitato da un palazzo. In Alberi di plastica ritroviamo l’ispettore Guido Caldara, viene inviato sul posto da Roma per indagare sull’accaduto, e conosciamo Matteo, l’ex migliore amico del ragazzo, dibattuto tra il presente e i ricordi.
Un romanzo incentrato sull’amicizia e sulla fiducia, permeando un testo che scorre in un gioco delle parti con un ritmo scorrevole e avvincente.

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