05/06/2025. Il 5 giugno è il giorno che le Nazioni Unite hanno dedicato alla Giornata mondiale dell’ambiente. Vogliamo riflettere su questa ricorrenza con un estratto dal Rapporto 2024-2025. La situazione dei diritti umani nel mondo di Amnesty International.
“I governi hanno completamente disatteso i loro obblighi di proteggere i diritti umani all’interno
e al di là dei loro confini, di fronte all’accelerazione del cambiamento climatico. (…) Il 2024 ha mostrato che i costi del cambiamento climatico in termini di diritti umani sono inaccettabilmente elevati, anche ai livelli di riscaldamento attuali. Il cambiamento climatico ha reso più gravi e più probabili disastri anomali come uragani, cicloni, incendi boschivi e forti piogge, provocando un numero crescente di morti, sfollamenti forzati, carestie e altri danni per i diritti umani. Le inondazioni che hanno colpito il Bangladesh e l’India hanno sfollato centinaia di migliaia di persone nel 2024. Il cambiamento climatico ha spinto sempre più persone ad abbandonare le loro case in Africa, con l’effetto di provocare ulteriori flussi di sfollati in territori dove erano già presenti milioni di persone sfollate con la forza.
Alcuni governi hanno scelto di far crescere le loro economie attraverso investimenti in settori economici e progetti che danneggiano i diritti umani, compreso il diritto a un ambiente salubre. Questo tipo di investimenti sono spesso scarsamente regolamentati e incoraggiano gli attori aziendali a massimizzare i loro profitti, incuranti dei danni “collaterali” per i diritti umani. Per esempio, i governi hanno destinato significativi sussidi diretti e indiretti sovvenzionati dai contribuenti all’industria dei combustibili fossili, nonostante la responsabilità che questa aveva per i significativi danni causati ai diritti umani in tutto il mondo; a soluzioni alla crisi climatica, non dimostrate, che potrebbero comportare violazioni dei diritti umani nella loro implementazione, come la cattura e lo stoccaggio del carbonio e la produzione di idrogeno; fino a progetti di sviluppo turistico su vasa scala. In alcuni casi, questi progetti hanno comportato sgomberi forzati, un significativo inquinamento e altri danni ai diritti umani.
I paesi maggiormente responsabili delle emissioni di carbonio sono anche quelli che contribuiscono con importi irrisori in termini di finanza climatica, per l’adattamento dei paesi a basso reddito che affrontano in prima linea i danni ambientali della crisi climatica. L’adattamento climatico può contribuire a ridurre al minimo la perdita di vite umane e altri danni ai diritti umani, attraverso l’implementazione di solidi sistemi di allerta precoce, sistemi sanitari resilienti e infrastrutture di risposta alle emergenze. Alcuni finanziamenti sono basati su prestiti che indebitano ulteriormente i paesi a basso reddito.
Attivisti e comunità hanno chiesto la realizzazione di una giustizia climatica. Alcuni si sono rivolti ai meccanismi giudiziari interni o internazionali per costringere i governi a impegnarsi a raggiungere una più rapida eliminazione dei combustibili fossili, benché i governi non abbiano sempre implementato le sentenze giudiziarie risultanti. Tre decisioni emesse dalla Cedu ad aprile 2024 hanno chiarito gli obblighi degli stati in materia di diritti umani nel contesto della crisi climatica”.
Amnesty International conclude con un appello: “Tutti i governi dovrebbero implementare una rapida, equa e finanziata eliminazione dei combustibili fossili e smettere di sovvenzionare l’industria basata sul loro sfruttamento. I paesi che storicamente contribuiscono in maggior misura alle emissioni di carbonio e gli altri paesi che sono nella condizione di farlo dovrebbero fornire finanziamenti per l’adattamento climatico nei paesi a basso reddito più danneggiati dal cambiamento climatico”.

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