06/10/2018. “Per un tragico paradosso, lo stesso giorno in cui alcune delle sue città vengono distrutte o profondamente danneggiate, la Valle del Belice inizia a esistere per gran parte d’Italia. Fino al giorno prima, di questa zona ai margini del nostro Paese, caratterizzata da una storia antica e ricca, si sapeva ben poco. In questo senso, si potrebbe dire che per l’Italia il Belice nasce con il terremoto. Ma in realtà la sua comunità – come entità definita, in grado di parlare con una sola voce – è già presente e attiva prima del sisma.
Il lavoro di Danilo Dolci, iniziato a Trappeto e a Partinico, si allarga a tutta la Sicilia occidentale a partire da maggio del 1958, quando insieme ai suoi collaboratori fonda il Centro studi e iniziative per la piena occupazione della Sicilia occidentale (che per brevità chiameremo Centro studi e iniziative), che ha la sede principale a Partinico ma estende la sua attività anche in altri comuni di questa zona della Sicilia.
Sin dal momento dell’arrivo di Danilo in Sicilia, intorno a lui si crea un gruppo di amici e volontari che stabiliscono e portano avanti le iniziative che ritengono utili per la comunità, tra cui Franco Alasia. Nel novembre del 1957 Alasia e Dolci digiunano nel cortile Cascino di Palermo, allora simbolo del degrado e della miseria di alcune zone del capoluogo siciliano. Il digiuno è stato organizzato dopo il Congresso per la piena occupazione, svoltosi l’1, 2 e 3 novembre 1957 a Palermo, a cui partecipano tecnici, economisti, sociologi e urbanisti italiani e internazionali. Danilo aveva già descritto la terribile situazione degli abitanti del cortile in Inchiesta a Palermo, un’analisi pubblicata nel 1956 sulla disoccupazione e le condizioni di vita in alcuni quartieri palermitani. Per denunciare la situazione, il 15 dicembre 1956 si era tenuto il primo digiuno collettivo in alcune zone di Palermo e in tre paesi della provincia. I lavori del congresso vengono raccolti e pubblicati nel 1958 in Una Politica per la piena occupazione, che per la prima volta introduce il concetto di piena occupazione in Italia.”
La giornalista Anna Ditta nel libro Belice. Il terremoto del 1968, le lotte civili, gli scandali sulla ricostruzione dell’ultima periferia d’Italia dedicato al racconto e alla testimonianza del devastante terremoto che colpì la valle del Belice nel gennaio del 1968, affronta i temi della distruzione di paesi e comunità e della ricostruzione, promessa e non mantenuta. Allo stesso tempo l’autrice traccia un quadro ampio e dettagliato su uno degli ultimi angoli del nostro Paese, dove già ogni giorno si moriva di fame e di soprusi, dove – allo stesso tempo – il coraggio civile di persone come Danilo Dolci, Pino Lombardi, Lorenzo Barbera, Ludovico Corrao, Franca Viola, Piera Aiello e Rita Atria, hanno cercato di invertire la rotta della rassegnazione.
L’autrice presenta il libro oggi a MILANO, presso Lapsus Caffè libreria (via G. Meda 38), ore 18,00, insieme al giornalista Andrea Lawendel.


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