16/04/2019. “Tempo dopo, riflettendo a mente fredda, ho realizzato che la realtà venutasi a creare in ufficio mi aveva aiutato molto a prendere la decisione di tornare in Bosnia. Avevo paura di fare questa scelta perché non è facile partire da soli e poiché non riuscivo staccarmi dalle mie sicurezze. Non è mai semplice cambiare la propria vita così radicalmente. […] Cominciavo a riflettere anche sulle abitudini che avevo acquisito lavorando; alzarmi presto, andare al mattino in ufficio, rincasare a sera… a un certo punto era diventato difficile uscire dall’assuefazione a queste pratiche sempre uguali. […] Eppure, nonostante questa consapevolezza, dopo aver smesso di recarmi in ufficio mi era arrivata una leggera depressione per il senso di vuoto improvviso scaturito dall’improvviso venir meno di quell’abitudine. […] Il ritorno in Bosnia però, lo ammetto, mi ha reso consapevole di avere un forte legame con l’Italia. È la mia seconda patria. Per questo mi sono ripromessa e ogni giorno mi riprometto di non rompere mai i rapporti con l’Italia, le persone, il suo cibo, la sua bellezza. E con la mentalità, ma solo quella delle persone più aperte. Ecco perché ho deciso di tenere la mia casetta romana e ci vado appena posso. E quando e affittata, non ho nessuna paura, perché so di avere tanti amici pronti a ospitarmi”.
Enisa Bukvić è una donna coraggiosa, sempre aperta al cambiamento e alle svolte che la vita ci propone. Nel suo diario, dal titolo Il coraggio e la follia. Ritorno a Mostar, Enisa racconta delle difficoltà a reintegrarsi nel proprio Paese, quella Bosnia Erzegovina devastata dalla guerra degli Anni ’90, dopo aver vissuto trent’anni nel nostro Paese. Enisa non si arrende, vuole essere parte attiva della società locale, sia in politica che nel mondo delle associazioni e, tra delusioni e soddisfazioni racconta del faticoso percorso dell’essere donna in una realtà molto maschilista.
“Con il passare degli anni, il desiderio degli immigrati di tornare a casa, nel Paese d’origine, diventa sempre più forte. E lì è il coraggio di Enisa, nel non respingere quel desiderio; ed è lì che comincia la sua follia”. (Fatima Neimarlija)
“Questo libro scorre bene, è appassionante e porta con sé tutte le tracce della vita: belle e amare, ma, come tu suggerisci, meritevoli sempre di essere vissute con grande dignità. La testimonianza che ci porti è un profondo invito al ‘coraggio e alla follia’ che è bellezza, forza delle proprie idee e capacità di mettersi in gioco”. (Aldo Di Biagio)

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