Capitali ricche di storia e capitali per caso, una riflessione da “Terre di nessuno”, di Paolo Bergamaschi

27/03/2020. “Ci sono capitali cariche di storia che hanno fatto la storia e non hanno bisogno di biglietti da visita; e ci sono capitali inventate di Paesi inventati, create solo per dare lustro e prestigio ad autoproclamati padri della patria in cerca di legittimazione internazionale. È il caso, ad esempio, di Astana in Kazakistan o di Ashgabat in Turkmenistan, che abbagliano le pupille del visitatore con edifici sfavillanti al limite del kitsch, piazze sterminate lastricate di marmo e monumenti di dubbio gusto all’autocrate di turno. Ci sono, poi, le capitali per caso, cioè quelle citta che per uno scherzo della storia o una curva imprevista del destino si sono trovate a ricoprire quel ruolo senza capirne, forse, la ragione e si sono adattate o, meglio, sono state riadattate di conseguenza. Chisinau appartiene a questa categoria.”

Con queste parole Paolo Bergamaschi in Terre di nessuno descrive Chisianu, capitale della Moldavia, inserendola in un discorso più ampio, che coinvolge l’Europa e i suoi vicini di casa, quello degli Stati fantasma, territori che hanno dichiarato l’indipendenza senza essere riconosciuti come tali a livello internazionale. Sono entità che vivono in un limbo diplomatico, nate quasi tutte negli anni Novanta. Abchazia, Ossezia del Sud, Transnistria, Gagauzia e Nagorno-Karabakh sono luoghi ai più sconosciuti dove scoppiano conflitti locali spesso ignorati in Occidente, che hanno lasciato sul campo una scia di vittime, di relazioni spezzate e di separazioni violente. A esserne colpite sono Moldavia, Georgia e Azerbaigian, tutte ex repubbliche dell’Unione Sovietica. A cui va aggiunta, più di recente, la guerra in Ucraina per il Donbass. Ad appiccare il fuoco, con l’eccezione del Nagorno-Karabakh, è sempre la stessa mano, quella russa. E nelle terre di nessuno non esiste lo stato di diritto o, quando c’è, è estremamente precario. A questo si aggiungano l’indipendenza a metà del Kosovo e i casi di Scozia e Catalogna, che scuotono non solo l’Europa in quanto tale ma l’intera Unione europea.

“Lì dove in questi anni era possibile intravedere un germoglio di appartenenza europea che lottava per affermarsi e crescere, prima o poi è sempre arrivato Paolo Bergamaschi per proteggerlo e raccontarlo”. (Massimo Cirri e Sara Zambotti)

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