Caporetto, la battaglia più conosciuta della prima guerra mondiale: retroscena e fatti mai raccontati –

24/10/2018. “Era il novembre del 1917. L’inizio di un inverno freddo e umido che già da solo sarebbe sembrato un castigo del buon Dio. Con la guerra in mezzo, di­ventava la certezza d’una punizione divina.

La disfatta di Caporetto era da una manciata di gior­ni cosa fatta. Il nemico arginato sulla sponda sinistra del Piave. L’esercito riorganizzato.

Il nuovo fronte sembrava destinato a tenere, ma la paura che lo spettro di quel 24 ottobre si ripresentasse aveva costretto l’esercito a pensare a un’ulteriore linea di estrema difesa, da collocare più in basso rispetto a quella del Piave. Il progetto prevedeva uno scavo di trincea che avrebbe attraversato l’alta pianura Padana da Treviso a Vicenza.

Fu per questa ragione che la mattina del 15 novembre un battaglione intero di soldati stava lavorando al fosso, ai confini del comune di Galliera Veneta, un paese di­stante trenta chilometri dalla linea del fiume.

I soldati ci davano dentro sotto una pioggerella geli­da e sottile, più infida di quella di un temporale, quan­do un badile in mezzo alla fila si fermò. Il ferro aveva colpito qualcosa di una consistenza strana. Qualcosa di molle. Il fante che impugnava il badile era un con­tadino. Di terra nella vita ne aveva smossa a sufficienza per capire che lì sotto c’era sepolto qualcosa. Raschiò alla meno peggio con l’attrezzo. Sembrava una sem­plice radice a guardarla, ma contro il ferro suonava in modo inusuale. Si accucciò e con la mano prese a pu­lire la fanghiglia sopra la sua scoperta. Lisciò in lungo quella specie di ramo e quando arrivò in fondo, si tro­vò a stringere la mano a un morto.”

Con queste parole avvincenti inizia il romanzo storico di Daniele Zanon dal titolo Nina nella Grande Guerra, splendido lavoro che racconta che cosa è successo esattamente a Caporetto, il 24 ottobre 1917? Quel che si dice è che l’esercito italiano, impreparato a una guerra difensiva e duramente provato dalle precedenti undici battaglie dell’Isonzo, non resse lo sfondamento austriaco. E fu la disfatta.

In realtà, alcuni giorni prima di quel fatidico disastro uno o più disertori dell’esercito austriaco fornirono i dettagli del piano d’attacco austriaco allo stato maggiore italiano. Ma quelle informazioni non furono prese in considerazione dal generale Luigi Cadorna e dagli altri ufficiali italiani. Parte di quel che accadde dalle 2,00 della notte del 24 ottobre 1917 è ancora oggi avvolto nel mistero. Lì però c’erano dei testimoni. Tra cui Nina, una ragazzina di 17 anni. Che racconta la sua versione in un libro che non è semplicemente un romanzo, ma è un pezzo fondamentale della storia d’Italia.

“Un manifesto pacifista consigliato dai dodici ai novant’anni”. (Vasco Mirandola)
“Questo libro è un thriller caleidoscopico sospeso tra storia e memoria”. (Dario Ricci)

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