04/02/2021. “La felicità, oltre che essere una possibilità insufficiente, dà anche assuefazione. Quando la si prova una volta, da allora in avanti non si può più viverne senza, non si può fare a meno di desiderarla, cercarla, provare a ottenerla ancora, a qualunque costo”.
Con questo brano molto efficace Giancarlo Attili ci introduce nel suo nuovo romanzo, dal titolo Cronache delle principesse addormentate.
Tutti coloro che sperimentano la sottomissione, alla fine si abituano. Millenni di schiavitù hanno prodotto nelle donne una forma di adattamento che rende loro dolci persino i frutti più amari. Nel mondo delle Cronache delle principesse addormentate, invece, le donne si impossessano del potere dei padri, mostrano con orgoglio il coraggio che manca a molti uomini, diventano anche crudeli, arroganti, prepotenti, spietate, smettono l’abito dell’anima bella e indossano, secondo le circostanze, l’armatura del guerriero giusto, la corona del tiranno oppure il cappuccio del boia. In questo mondo a rovescio, pur rimanendo donne, non sono affatto oppresse e innocenti, ma diventano, come gli uomini, anche carnefici onnipotenti.

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