Domani a Trieste presentazione “Victoria non esiste”

19/02/2024.

“Amavo nonna. Era una vecchina nata nei primi anni del secolo. Piuttosto secca, minuta; ma il suo viso era dolce e rassicurante. Mi raccontava tante storie che sapevano d’antico e mi rivelavano un mondo che mi affascinava proprio perché non esisteva più. Mia madre era la sua unica figlia e l’aveva avuta tardi rispetto agli standard della sua epoca, quando le ragazze diventavano madri intorno ai vent’anni o persino prima. Il marito, invece, lo aveva perso presto e da allora aveva allevato mia mamma da sola, tra mille difficoltà. Finché mia madre si era sposata e lei era tornata a vivere in solitudine. La sua era una vita povera ma dignitosa. La amavo, era mia nonna. A casa sua, dopo aver pranzato, lei si coricava nel letto grande. Io rimanevo da solo in cucina per circa un’ora. Giocavo con l’unico giocattolo disponibile che mia nonna, prima di andare a riposare, tirava fuori spostando il lembo di una tendina bianca che separava la parte più bassa della camera. Era una casa in miniatura fatta interamente di latta. Allegra e colorata, era grande abbastanza da occupare una buona parte del tavolo della cucina, dove mia nonna veniva a posarla per me. Quella casa di latta era appartenuta a mia madre bambina e quando ci giocavo provavo sempre l’emozione di immedesimarmi nella lei di tanti anni prima. Più di tutto, mi piaceva scoperchiare il tetto, che era smontabile, e prelevare i piccoli mobili di plastica dalle stanze, divertendomi poi a rimetterli dentro scombinandone l’ordine: posizionavo il frigorifero e la lavatrice nel salotto; la televisione (era il modellino di una moderna casa americana dei primi anni Cinquanta) nel bagno; la vasca per lavarsi con il soffione della doccia in cucina; il tavolo della sala da pranzo nella camera da letto e così via”.

Un rapporto speciale lega Paolo, protagonista di Victoria non esiste. All’improvviso, un’esplosione a Trieste, il nuovo romanzo di Massimiliano Stefani, un tredicenne timido e gentile, spesso vittima dei bulli della classe, che trova rifugio nell’amicizia speciale con Victoria, compagna di classe apparsa un giorno quasi dal niente. Ma chi è davvero l’enigmatica e sfuggente Victoria, per lui, allo stesso tempo, “malattia e medicina?”. Paolo lo scoprirà a poco a poco, in un lungo percorso irto di difficoltà, lottando contro le sue stesse paure e i “mostri” dell’età adolescenziale. Un viaggio fisico e metafisico che ha come sfondo la storia e la geografia della Trieste degli anni Settanta, Ottanta e Novanta e che si spinge così in là da arrivare a spiegare che cosa significhi veramente amare una persona. L’autore presenta il libro domani a TRIESTE, presso la libreria Lovat, stabile Oviesse, via XX settembre 20, ore 18,00. Dialoga con l’autore Gianluca Paciucci.

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