03/07/2025. “Quando abbandonammo l’Urss, fummo costretti a consegnare alle autorità sovietiche i nostri passaporti e ci fu consentito di portare con noi solo 96 dollari e due valigie a persona. (…) Ma non si trattava semplicemente di bagagli: lì dentro c’erano le nostre intere esistenze. Ogni cosa che avevamo guadagnato e tutto ciò che ritenevamo fosse utile era stato infilato lì dentro. Così, centinaia di questi “bestioni” rivestiti in pelle, incredibilmente grandi ed estremamente pesanti, dovevano essere portati fuori dal treno in dieci minuti. Le valigie furono gettate dai finestrini, lanciate in qualche modo dagli sportelli delle carrozze, con i rifugiati che si domandavano: “Perché le guardie imbracciano mitra?”. Molti di noi erano nel panico al ricordo di quanto era accaduto a tanti treni pieni di ebrei durante la Seconda guerra mondiale”.
Angelo Alfani ripercorre in Due valigie a testa. 1979-1990: la diaspora di duecentomila ebrei dall’Unione Sovietica da cui abbiamo estratto il brano sopra riportato, quanto avvenuto tra il 1979 e il 1990 quando circa duecentomila persone di religione ebraica lasciarono l’allora Unione Sovietica per avventurarsi nel “mondo libero”. Michael Drob – intervistato da Alfani nel brano sopra riportato – è un ingegnere di software negli Usa, ma, era un bambino quando a fine anni Ottanta emigrò da Riga, in Lettonia, verso Occidente. A lui e alla sua famiglia fu negato lo status di rifugiati da parte degli Stati Uniti e per questo rimasero bloccati in Italia, sulla costa laziale, per dieci mesi.
Due valigie a testa ricostruisce una vicenda storica dimenticata e raccoglie le preziose testimonianze di alcuni dei protagonisti.

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