Esplosione a Beirut, l’analisi di Fausta Speranza
On Agosto 5, 2020 | 0 Comments

05/08/2020. Le devastanti esplosioni in Libano, avvertite anche a Cipro, rappresentano una tragedia per il Paese e per il Medio Oriente mai così militarizzato dai conflitti mondiali, ma anche una sberla per la comunità internazionale: non si può continuare a dimenticare il Paese dei cedri che vive la più grave crisi economica della sua storia e che è teatro di guerre per corrispondenza di altre potenze regionali.
Colpisce la tempistica: il 7 agosto è atteso il verdetto del Tribunale Speciale dell’Onu sull’assassinio di Rafiq Hariri, il padre di Saad Hariri costretto a fare un passo indietro dalla piazza a ottobre. Nel 2005 l’allora primo ministro Rafiq Hariri è stato ucciso insieme con altre 21 persone in una esplosione sul lungomare di Beirut. Per quell’atto terroristico sono state processate in contumacia quattro persone, tutti membri di Hezbollah, il movimento e poi partito sciita legato all’Iran.
E colpisce che, tra varie dichiarazioni accorate delle autorità libanesi, ci sia quella del primo ministro Diab – in carica da gennaio dopo le manifestazioni di piazza che hanno portato alle dimissioni di Saad Hariri – che promette conseguenze per gli attentatori ma soprattutto invoca aiuto: “Lancio un appello urgente a tutti i Paesi fratelli che amano il Libano a stare al suo fianco e ad aiutarci a guarire le nostre ferite profonde”, ha detto in un discorso televisivo, mentre l’aggiornamento delle esplosioni al porto avvenute nel pomeriggio sale a decine e decine di morti e a migliaia e migliaia di feriti.
In generale, il momento è drammatico per il Libano che ha dichiarato il default finanziario a marzo scorso e che non riesce a negoziare aiuti dal Fondo monetario internazionale perché la classe politica non riesce a impegnarsi nelle riforme richieste. I leader politici giocano sulla particolarissima governance che prevede una spartizione di potere tra le tre principali confessioni religiose tra le 18 riconosciute dalla costituzione: il ricatto sottile è proprio quello che possa essere facilmente infranto l’equilibrio che evita una riesplosione della guerra civile che tra il 1975 e il 1990 ha insanguinato il Paese.  Ma si tratta di una sorta di immobilismo in cui è cresciuto all’inverosimile il livello di corruzione e in cui si rispecchia il confronto a distanza tra l’Arabia saudita e l’Iran, emblema di quel confronto tra sunniti e sciiti che è il nodo dei nodi di tutta l’area mediorientale.

a cura di Fausta Speranza, ora in libreria con FORTEZZA LIBANO

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