“Fino a che punto?”, la riflessione di Daniele Canepa sul mondo dello sport

25/05/2021. “Lo sfruttamento intensivo di un territorio porta con sé delle conseguenze tragiche: è un principio dell’agricoltura che si applica bene anche alla ricerca aggressiva di talenti calcistici precoci. Per un solo Messi emerso, quanti sono stati i giovanissimi i quali, dopo esser stati sradicati dal loro Paese per essere portati in un altro continente, sono stati poi abbandonati alla prima difficoltà, al primo infortunio o al primo segnale di non essere dotati delle qualità necessarie per sostenere una carriera professionistica a un certo livello? La cifra esatta non la conosceremo mai, ma siamo senza dubbio nell’ordine delle migliaia”.

Daniele Canepa pone questa riflessione nel libro appena uscito in libreria dal titolo Fino a che punto? Il traffico internazionale di giovani atleti, dove ci mostra come spesso l’atleta sia considerato come merce da comprare o vendere per realizzare una “plusvalenza” o, in  alternativa, come macchina, dalla quale ci si aspetta il massimo rendimento. È in queste due metafore che affonda le radici il football trafficking, definizione che comprende i casi sia di tratta che di traffico di esseri umani nel calcio e in molti altri sport e che riguarda migliaia di giovani originari di regioni povere. La narrativa che va per la maggiore attribuisce le colpe a sedicenti agenti e intermediari, i quali sfruttano l’ingenuità di giovani che nello sport intravvedono la loro unica possibilità di realizzazione. La realtà è però ben più complessa, con responsabilità condivise da tutti gli attori del sistema: club, mezzi d’informazione, federazioni e istituzioni politiche nazionali e internazionali e, talvolta, le famiglie stesse dei ragazzi coinvolti.

“È il circuito del muscle drain, la depredazione delle abilità fisico-atletiche effettuata dai sistemi sportivi del Nord del mondo con lo scopo di tenere alto il grado di competitività nell’arena internazionale”. (Pippo Russo)

“I soldi che girano sono tantissimi, soprattutto nel mondo dorato del calcio, ma restano sempre nelle mani del più forte”. (Riccardo Noury)

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