22/03/2021. “Finché è esistita la DDR, davanti alla voglia di libertà l’ingegno non ha mai trovato freni. I tentativi di fuga messi in pratica dai tedeschi dell’Est sono stati i più disparati e ingegnosi: con i deltaplani e le teleferiche, c’è chi ha dirottato un treno, chi ha rubato un carro armato, chi si è nascosto nel portabagagli di un’auto. Nei tunnel hanno lavorato in tanti, uomini e donne che scavavano sottoterra per undici-dodici ore al giorno pur di riuscire a costruire una via che magari poi bisognava abbandonare in fretta, a pochi metri dalla meta, perché scoperta o segnalata da qualcuno alla polizia”.
Il brano che abbiamo riportato è tratto da Confine invisibile. Così volammo via dalla Germania Est, nuovo lavoro di Lucio Rizzica, che racconta del simbolo della Guerra Fredda, il famosissimo Muro di Berlino, la rappresentazione materiale della divisione di Berlino e il confine tangibile fra due ideologie, due concezioni di società, due mondi. Il Muro si prolungava attraverso recinzioni, fossati, spazi aperti, trappole e sorveglianza armata, lungo tutto il confine fra le due Germanie nate dopo la seconda guerra mondiale. La “striscia della morte” per quasi trent’anni ha separato i destini di famiglie intere; e lì si sono consumate storie avventurose e tragiche, tentativi di fuga riusciti e altri soffocati nel sangue. La fuga più spettacolare e incredibile dalla Germania Est avvenne in mongolfiera e vide protagoniste le famiglie Wetzel e Strelzyk. Questo libro ricostruisce quegli anni e racconta quella e decine di altre fughe, con un’intervista esclusiva a Günter Wetzel, protagonista di quella pazzesca evasione a bordo di un pallone aerostatico.

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