24/11/2025. “Bridgerton merita un’attenzione analitica non inferiore a quella che si riserva ai prodotti storicamente più rigorosi – scrive Paola Zeni nel testo dal titolo Glamour and pleasure. Bridgerton e la reinvenzione del period drama. Perché nel modo in cui sceglie di raccontare unpassato reinventato, decorativo e coinvolgente, si trova lachiave di una nuova forma di consumo culturale: quella in cuiil passato serve, certo, per capire il presente, ma anche percollocarvi al suo interno un altrove coerente e affascinante,in cui l’ordine sociale – per quanto rigido e drammaticamenteidealizzato – appare più comprensibile, abitabile, persinodesiderabile. La sua distanza, lungi dal costituire un deterrente,si fa garanzia di leggibilità e sicurezza, offrendo allo spettatore contemporaneo un mondo alternativo in cui smarrirsi senzavero spaesamento. È forse in questo equilibrio tra seduzioneestetica e riconoscimento affettivo che Bridgerton svelal’effetto ultimo del proprio concept: non insegnare la storia, macostruire, a partire dal suo lessico visivo e dalle sue dinamicherelazionali, un mondo alternativo in cui il piacere – narrativo,estetico, spettatoriale – diventa valore guida”. Sin dalla prima stagione, uscita su Netflix il giorno di Natale del 2020, Bridgerton ha infranto numerosi record di visione in tutto il mondo. Quel successo che a un primo sguardo sembrava giustificato da una serie di contingenze favorevoli – la pausa natalizia, la pandemia che costringeva tutti a casa – in realtà si è rivelato solido, duraturo e, quindi, degno di indagine. Paola Zeni in Glamour and pleasure. Bridgerton e la reinvenzione del period dramaesplora l’universo Bridgerton rintracciando, tra le pieghe di una narrazione dalla struttura rigida ma sempre vivace e tra i dettagli delle vicende produttive, i presupposti e le ragioni di un successo eccezionale.

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