28/05/2026. “Tra il 9 e il 10 giugno 1924, nell’arco di trentadue ore venivano colpiti, seppure in diverso modo, due tra gli oppositori più tenaci del regime, ma anche due uomini che per disinteresse personale, intransigenza, onestà e preparazione intellettuale, senso di responsabilità e coraggio nel condurre battaglie solitarie rappresentavano un modello di serietà e coerenza, radicalmente opposto a quello che Mussolini aveva deciso di incarnare.
Su Gobetti si ritorcevano certamente i giudizi che aveva espresso nei confronti del fascismo e di Mussolini, per quanto calibrati nella loro durezza e lontani dal poter essere considerati degli insulti, come quelli che, al contrario, stava ricevendo.
Su Matteotti ricadevano sentimenti ancora più violenti, alimentati dalla tenace e documentata opposizione che svolgeva in Parlamento, e quindi di fronte al Paese; dal fatto che, diversamente da Gobetti, aveva un partito che almeno in teoria poteva condurre verso posizioni di più ferma intransigenza nei confronti del governo”.
Lo storico Ugo Mancini nel volume dal titolo Gobetti e Matteotti tra sintonie e premonizione, da cui abbiamo tratto questo brano, mostra quanto due figure apparentemente diverse, l’intellettuale Gobetti e il politico Matteotti, siano state in grado di individuare, analizzare e denunciare, conoscendone i rischi, i pericoli del regime fascista. Gobetti e Matteotti tra sintonie e premonizione ècorredato dallo scritto Matteotti e noi, di Piero Gobetti e dal saggio Matteotti, firmato da Pietro Polito. Il Centro Studi Piero Gobetti e la Fondazione Matteotti hanno concesso il patrocinio al libro, per il suo alto valore culturale.

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