30/04/2020. Abbiamo ricevuto dal prof. Rik Pinxten, dell’Università di Gent, in Belgio, un testo molto profondo di recensione al libro di Pat Patfoort dal titolo IL PICCOLO ALBERO SPAVENTATO (illustrazioni di Jannik Roosens). Lo pubblichiamo con molto piacere, ringraziando Rossella Vezzalini di averlo tradotto per noi.
“Sono tempi di paura, o piuttosto tempi nei quali la paura, ancora più del solito, agisce sul comportamento delle persone e persino sulla loro immaginazione. A causa di un Coronavirus che si propaga in modo forsennato a livello mondiale, tutti, in molti paesi del mondo, siamo costretti a una doverosa quarantena da settimane. Gli altri innanzitutto possono essere contagiosi e noi perciò dobbiamo mantenere le distanze fisiche: l’intimità, il bisogno di tenerezza, persino la giovialità generano paura. Se un altro mi abbraccia, oppure anche se si avvicina troppo, o se tocco qualcosa che è stato manipolato da qualcun altro, rischio di morire. Si possono vedere le persone per la strada, nei negozi di generi alimentari e in altri luoghi pubblici guardarsi con paura, temendo la contaminazione. Succede la stessa cosa persino tra coloro che si conoscono da molti anni. Per questo si fanno provviste di ogni genere, per essere più avanti degli altri. Si è contro e non insieme agli altri. A parte per coloro che sono generosi, come i lavoratori del settore medico, che diventano all’improvviso degli eroi, che rischiano la loro vita.
Che cosa succede ai ragazzi e ai bambini più piccoli che hanno iniziato la loro vita in un mondo pieno di affetto, carezze e sicurezza? C’è questa paura indefinibile e presente in modo permanente che oggi predomina. Essa si presenta soprattutto a livello di sintomi: il nemico minuscolo e invisibile deve innanzitutto essere sconfitto. L’analisi globale della situazione, visto che noi siamo diventati così strettamente legati e interdipendenti, quindi immensamente vulnerabili, non è completa. Si attende che questo terribile periodo sia passato, e che in seguito si possa ricominciare a vivere come prima. O forse ancora più convinti che ‘greed is good’, che significa che ‘l’avidità è una buona cosa’? Ma che cosa facciamo noi di fronte a questa paura? Perché ci lasciamo influenzare così facilmente dai populisti o da altri? Che cosa possiamo fare noi?
Pat Patfoort è conosciuta per i suoi numerosi lavori sulla nonviolenza attraverso i suoi libri, i seminari, le conferenze e i corsi di formazione. Sorprendentemente il suo ultimo libro arriva in un momento propizio, proprio ora che regna questa paura indefinibile, provocata dalla propagazione di una pandemia virale. Il libro naturalmente non è stato concepito e scritto per questa crisi, ma arriva incredibilmente al momento giusto, perché descrive inevitabilmente il nostro comportamento in una tale situazione di crisi. Per prendercene cura. Come nei suoi lavori precedenti, si vede anche in questa opera, molto ben presentata dal punto di vista editoriale, che in primo luogo l’autrice cerca di rendere i lettori, voi e me, più forti. Mi viene in mente il vecchio detto ‘osa vivere’. Ma in questo libro soprattutto lei si rivolge in particolare alla comunità dei bambini, dai più piccoli ai ragazzi, benché anche gli adulti possano certamente trarne degli insegnamenti.
Pat Patfoort non si sofferma ad argomentare, non moralizza, dove ciò può essere evitato. Questa volta ha deciso di scrivere un racconto, basato su un’esperienza della sua vita. È la storia di un seme che, in un luogo selvaggio, su uno spiazzo vicino alla vetta di una montagna altissima, si sviluppa in un albero solitario, che sopporta tutte le intemperie. Il racconto vive, attraversa delle esperienze e pensa insieme al piccolo albero, che tutto solo si radica in quel pericoloso ammasso roccioso. Noi proviamo le paure del piccolo albero e impariamo con lui come divenire più forti diventando più consapevoli, affrontando la vita con maggiore fiducia in noi stessi.
La storia si conclude con una valanga che precipita dalla vetta, da cui si forma una gigantesca palla di neve che si ferma contro il piccolo albero. Poco dopo un alpinista esce dalla palla di neve, abbraccia il piccolo albero ringraziandolo per la sua forza e la sua resistenza, per poi scendere in corda doppia contro la parete ripida in uno strapiombo profondo centinaia di metri, con l’albero come punto d’appoggio per la sua corda. L’uomo è pieno di gratitudine per il piccolo albero che gli ha salvato la vita. Prova dopo prova, il piccolo albero ha vinto la sua paura.
Pat Patfoort ci presenta questo racconto, che tra l’altro si basa su un’esperienza vera e quasi fatale vissuta da suo marito durante una spedizione sull’Himalaya, suddiviso in piccole sezioni di una pagina. La pagina a lato è decorata di belle e forti immagini ad acquerello di Jannik Roosens.
Graficamente è un’opera toccante che farà certamente sognare i giovani lettori, lettrici, ascoltatori, ascoltatrici. Attraverso un racconto, Pat Patfoort ci conduce in un viaggio nel profondo del nostro cuore, dove le nostre radici si rafforzeranno per poter vincere la paura, per quanto sia grande la sfida.
In questo periodo di Coronavirus, e parallelamente nella proliferazione di profitti usurari, di opposizioni noi-loro e di squilibri strutturali nel mondo, abbiamo tutti bisogno di storie. Senza trascurare le analisi razionali e analitiche certamente, ma abbiamo anche bisogno di storie che ci permettano di stare in silenzio e ci facciano guardare dentro noi stessi. I giovanissimi che sono proiettati in questo sconvolgimento tumultuoso, senza che venga loro fornita alcuna spiegazione seria, e dunque anche esistenziale, che li possa coinvolgere, cercano di ritrovarsi, di ritrovare il loro centro. Ciò è possibile con storie come questa. Un bel libro, esteticamente curato e molto benefico per i bambini in questo periodo di crisi. E può esserlo anche per gli adulti che si sentono immersi in un mondo troppo cerebrale, pur percependo tuttavia nelle viscere un sentimento indefinibile.”
Rik Pinxten

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