I referendum sulla privatizzazione dell’acqua e l’analisi de “Il senso della sete”
On Giugno 10, 2021 | 0 Comments

10/06/2021. Sono passati dieci anni dalla votazione dei referendum del 12 e 13 giugno 2011, nei quali gli elettori italiani hanno votato sulla privatizzazione della fornitura dei servizi idrici, formulata attraverso due quesiti: uno contro la possibilità di privatizzare la gestione dei servizi idrici, l’altro riguardante la remunerazione per il capitale investito dal gestore del servizio idrico. “I dati di Utilitalia – riportati dalla giornalista Fausta Speranza nel volume dal titolo Il senso della sete. L’acqua tra geopolitica, diritti, arte e spiritualità –, attestano che il 53 per cento degli abitanti residenti nel nostro Paese riceve un servizio erogato da società interamente pubbliche. Poco più di tre italiani su dieci invece, il 32 per cento, lo riceve da società miste a maggioranza o controllo pubblico, mentre un 12 per cento direttamente dall’ente locale, la cosiddetta gestione in house, possibile solo a determinate condizioni, tra cui il capitale interamente pubblico della società affidataria. Del restante tre per cento, un due per cento della popolazione italiana è servita da società private e l’uno per cento da società miste a maggioranza o controllo privato. In sostanza, in Italia le reti idriche sono pubbliche e la loro gestione nella quasi totalità dei casi e in mano al settore pubblico o a società dove il capitale privato rappresenta la minoranza”.

Il senso della sete è un libro che analizza il legame profondo tra l’acqua e il diritto alla salute e altri diritti fondamentali, come il diritto di accesso all’acqua potabile, e che ci accompagna in un’analisi della dimensione spirituale, culturale e artistica con cui nei secoli l’uomo ha guardato all’elemento naturale fonte di vita per eccellenza.


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