26/05/2021. “Gli elicotteri che volavano bassi me li ricordo ma non è che poi ci fosse chissà che di strano. Cioè, mica era una cosa così eccezionale per l’epoca. Invece non è vero che le mamme vennero tutte a prenderci prima a scuola. La mia no di sicuro, ma sono sicuro che nessuno della mia classe uscì prima quel giorno. Chissà perché, poi, tutti la raccontano così. Come se fosse stato una specie di giorno del giudizio. Invece per me non c’era niente di così eccezionale rispetto agli altri giorni. Anzi, anche quando ero ancora all’asilo, parecchie volte ci avevano fatto uscire in cortile perché qualcuno telefonava per dire che c’era una bomba. In genere stavamo un po’ ai giardinetti di fronte alla scuola e poi si tornava in classe. Quel giorno gli adulti erano più nervosi, questo sì”.
Antonello Sacchetti ripercorre in questo brano estratto dal nuovo libro dal titolo I Sopravvalutati il giorno del rapimento di Aldo Moro. Inizia così una carrellata di istantanee del nostro vicinissimo passato prossimo, particolarmente cara a chi è diventato adulto nell’era del Grande Ottimismo e dell’Eterno Presente. Sacchetti ci mostra come non si è reduci da nessuna guerra e non ci sono nemmeno grandi sogni da cui risvegliarsi. Tutto è stato finora assolutamente “normale”. O, almeno, così abbiamo pensato e ci hanno fatto credere. Una normalità in cui spesso qualcosa di appena decente è stato spacciato per “geniale” e in cui la ricerca del successo individuale ha elevato la mediocrità e l’egoismo a valore.
Sei istantanee ci raccontano l’Italia attraverso stagioni molto diverse: dagli anni Settanta ai giorni nostri, passando per i “maldetti” anni Ottanta. Tempi belli o brutti? Facili o difficili? Forse solo (magari di molto) sopravvalutati.

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