19/04/2019. 19“Ci sono ancora altre professionalità, indispensabili alla vita del carcere: l’elettricista, l’idraulico, il falegname, il fabbro, il carpentiere, il pittore. Tutti insieme formano una squadra di specialisti che, sotto la direzione di un agente preposto, svolge la manutenzione ordinaria dell’Istituto.
Bisogna però ancora parlare del barbiere: l’unico che gira nel carcere “armato”. Infatti prende e riconsegna le forbici da un agente che registra meticolosamente i movimenti di quest’arma su un quaderno. Si capisce bene che quella del barbiere è una mansione di grande responsabilità, affidata a detenuti modello, e a volte, se si ha fortuna, anche a chi è capace di realizzare tagli professionali.
A questo punto devo precisare una cosa. A differenza di quanto si potrebbe pensare, gli agenti all’interno del carcere sono tutti disarmati; è qualcosa che stupisce molti, ma è una scelta obbligata, dettata da ovvie ragioni di sicurezza. Dato che gli agenti sono tre o quattro per reparto, non è difficile che uno di loro possa essere immobilizzato da un gruppo di detenuti, notevolmente più numerosi e, se fosse armato, non sarebbe difficile impossessarsi dell’arma con conseguenze che possiamo facilmente immaginare. Pertanto possiamo affermare che in carcere l’unica persona che gira armata è il lavorante barbiere.”
Più di venticinque anni trascorsi in carcere, per libera scelta, per incontrare le persone detenute in qualità di volontario della Comunità di Sant’Egidio. Da questa esperienza privilegiata Ezio Savasta ha tratto storie, vite e racconti di detenuti che – per quanto gravi possano essere i reati commessi – chiedono di essere ascoltati e non identificati solo come gli autori di un reato. In Liberi dentro. Cambiare è possibile, anche in carcere Savasta ci mostra quanta umanità, quanta vita, siano racchiuse dietro gli spessi muri di una prigione.

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