03/11/2020. “Il demone nazionalista è così: si diffonde con grande rapidità, opera una semplificazione collettiva di inimitabile efficacia (al pari del razzismo o del fanatismo religioso), distingue con nettezza tra “noi” (amici) e “loro” (nemici), fa rapidamente proseliti, emargina (e magari punisce) come traditore chi non è d’accordo e non canta nel coro, suggerisce di passare dalle parole ai fatti e di rendere più netta (possibilmente fisica) la separazione tra amici e nemici, si nutre di simboli e richiami che rafforzano l’identità collettiva e aiutano a compattare tutti, nasconde e rimuove bene – almeno temporaneamente – i problemi economici e sociali e unisce ricchi e poveri in nome di un “noi” etnocentrico che esclude (o sottomette) gli “altri”, per includere invece, persino forzatamente, tutti quelli della propria parte. Erano assai meno isolati i dissidenti che si erano opposti al totalitarismo comunista che coloro che oggi si oppongono al clima di generale ubriacatura nazionalista, non esclusa quella di segno “democratico”.”
Con questo brano, tratto da Quei ponti sulla Drina. Idee per un’Europa di pace, antologia di testi, articoli e riflessioni di Alexander Langer pubblicati dal 1989 al 1995, possiamo cogliere degli spunti interessantissimi e quanto mai attuali sul nazionalismo e sui suoi effetti nefasti.
In Quei ponti sulla Drina, troviamo l’impegno di un uomo per contrastare i crescenti nazionalismi, esplosi dopo la caduta del muro di Berlino, e per sostenere ovunque le forze di conciliazione interetnica.
Rileggere i suoi scritti fornisce oggi un’opportunità di conoscere le vicende di quei popoli nostri vicini, appena al di là del mare Adriatico, nonché di ripensare il ruolo fondamentale che potrebbe avere l’Unione europea per il benessere e la pace in quei Paesi.

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