“Il pesce è finito. Lo sfruttamento dei mari per il consumo alimentare”, di Gabriele Bertacchini
On Aprile 30, 2021 | 0 Comments

30/04/2021. “I pesci non godono di grande considerazione, ma di fatto sono gli animali, a livello numerico, più sfruttati al mondo. Non si lamentano, in quanto non emettono urla che possiamo sentire, e vivono sott’acqua, il che rende più difficile capirne la vita. Sembrano appartenere a un mondo distante. Tra di loro è comunque certo che comunichino e che si scambino informazioni. È inoltre certo che usino diversi suoni con funzioni differenti, intimidatorie, oppure finalizzate ad attrarre i rispettivi partner. Quando qualcuno prova a documentare quello che accade dentro le grandi gabbie in cui vengono cresciuti, immergendosi con muta e telecamera, il più delle volte viene allontanato dai custodi in malo modo. Le immagini rubate, riprese ad esempio in un allevamento di salmoni, hanno fatto vedere pesci deformi, a forma di esse, che nuotano storti; altri con vistose ferite sui fianchi, grandi come un pugno, come se mancasse loro un pezzo di pelle o addirittura di carne; altri ciechi e con numerosi parassiti attaccati al corpo; altri ancora con la coda mozzata”.

Cosa si nasconde dietro il pesce che arriva sulle nostre tavole? Di quanto i nostri mari e gli oceani sono diventati più poveri a causa delle attuali politiche della pesca? Se lo chiede  Gabriele Bertacchini nel libro dal titolo Il pesce è finito. Lo sfruttamento dei mari per il consumo alimentare da cui abbiamo tratto il brano sopra riportato.

L’autore, nel rispondere a queste domande, ci prende per mano e ci porta a bordo dei grandi pescherecci, sotto la superficie dell’acqua e negli allevamenti industriali, svelandoci scomodi “segreti”. Ne scaturisce un viaggio tra storici e moderni attrezzi di cattura, dati impietosi, avvenimenti di cronaca e splendide specie viventi che stanno diventando sempre più rare.

Un libro per diventare consumatori più consapevoli e fare le scelte migliori, per noi, per il mare, per la Terra.

Con il patrocinio di Oceanus

Leave a reply