17/12/2020.
“Conosci tu il peso dell’arte
mentre ti incammini tra le nuvole
davanti ai sepolcri in fiamme?”.
Per rispondere si può solo balbettare. Nessuno può dire di conoscere davvero il peso dell’arte, ma balbettiamo una certezza: riconosciamo quando produce in noi un qualche effetto. All’esplosività dell’arte di Frida Kahlo era difficile aggiungere altre scintille. A Gaia Gentile riesce.
Abbiamo estrapolato un breve brano dall’intensa prefazione di Fausta Speranza al nuovo lavoro di Gaia Gentile, dal titolo Kahliamoci per riflettere sul ruolo dell’arte, sulla sua grande capacità terapeutica e stimolo per la crescita di ognuno di noi.
Kahliamoci è un omaggio a Frida Kahlo, ai suoi dipinti, alle sue parole, alla sua poesia. Frida come simbolo di forza, stile e bellezza, ma anche di tormenti e sofferenze che l’artista è riuscita a convogliare e a rappresentare nella sua arte. Malata fin da bambina, da adolescente è vittima di un terribile incidente che le provoca gravi lesioni, in particolare fratture multiple alla colonna vertebrale, con dolori indicibili per il resto dei suoi giorni. Eppure in quel letto di dolore, immobilizzata dai busti, Frieda scopre il suo talento e il suo amore per la vita nonostante tutto. Per questo Kahliamoci è anche un imperativo: caliamoci nel vissuto che non ci appartiene, scendendo giù da dentro di noi, pur rimanendovi ancorati come chi scende da una montagna con altissime cime, per aprire la porta e accogliere l’altro, l’illustre ospite della nostra casa interiore.
Dopo Alda Merini, Gaia Gentile ha scelto di attraversare un’altra anima femminile che ritrova se stessa e il suo posto nel mondo a partire dalle macerie della sua esistenza e il cui messaggio è un urlo di gioia all’infinità di colori della vita.

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