20/04/2021. “I disastri himalayani, compresa la tragedia del 7 febbraio 2021 – scrive Vandana Shiva nella prefazione al volume di Fausta Speranza dal titolo Il senso della sete. L’acqua tra geopolitica, diritti, arte e spiritualità – sono una conseguenza dell’ignoranza e dell’avidità, l’avidità di estrarre l’ultima goccia di petrolio e gas dal sottosuolo, l’ultimo chilowatt di energia dall’ultimo fiume, compresa la nostra sacra madre Gange e i suoi affluenti, l’ultimo soldo, l’ultima rupia della natura e dei lavoratori”.
La riflessione di Vandana Shiva, che riportiamo a ridosso della 51° Giornata Mondiale della Terra si addice perfettamente al libro Il senso della sete, originale e unico per approccio e metodo, dove si evidenzia come il legame tra l’acqua e il diritto alla salute sia una tra le questioni sociali e geopolitiche più urgenti inerenti alla più essenziale delle risorse. In un’epoca segnata dai disastri ambientali legati ai cambiamenti climatici e dal consumo umano eccessivo delle risorse del pianeta, l’acqua è l’emblema di quell’equilibrio naturale che gli esseri umani non possono continuare ad alterare senza annientare se stessi.
“Coltivare e custodire il Creato è un’indicazione di Dio data non solo all’inizio della storia (cfr Gen 2.15), ma a ciascuno di noi, per far crescere il mondo con responsabilità, trasformarlo perché sia un luogo abitabile per tutti”, scrive Papa Francesco in un’originale lettera a Fausta Speranza, contenuta integralmente all’interno de Il senso della sete. L’acqua tra geopolitica, diritti, arte e spiritualità.

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