12/02/2021. “Sui versi di Gaia, sembra di danzare tra i colori, di muoversi in quella natura che ha ispirato Frida conducendola là dove le sue ali spezzate non avrebbero potuto. In questi versi c’è tutto, c’è speranza e delusione, c’è amore e tradimento, c’è perdono e punizione, c’è vita e c’è morte. Ma soprattutto c’è un qualcosa che appartiene a un sentire comune, c’è una visione empatica dello scorrere di un tempo di sofferenza che non è più il tempo di Frida, ma il tempo di ognuno di noi, avvinto dalle spire delle prove che di volta in volta siamo costretti a vivere. Eppure, Gaia sembra volarci sopra, i suoi versi, a volte anche strazianti, sembrano librarsi sulle emozioni e oltrepassare lo specchio, quello specchio che per Frida ha rappresentato un varco verso l’arte e che Gaia ci offre come un varco, una soglia, per guardarci ancora dentro senza abbandonare però la purezza dei sogni d’infanzia, anche quando essi vengono infranti dalla crudeltà della vita”.
Questo breve testo è estratto dall’introduzione scritta da Flavia Basile Giacomini al nuovo lavoro di Gaia Gentile Kahliamoci una biografia emotiva in versi dedicata a Frida Kahlo.
Frida come simbolo di forza, stile e bellezza, ma anche di tormenti e sofferenze che l’artista è riuscita a convogliare e a rappresentare nella sua arte. Malata fin da bambina, da adolescente è vittima di un terribile incidente che le provoca gravi lesioni, in particolare fratture multiple alla colonna vertebrale, con dolori indicibili per il resto dei suoi giorni. Eppure in quel letto di dolore, immobilizzata dai busti, Frida scopre il suo talento e il suo amore per la vita nonostante tutto. Per questo Kahliamoci è anche un imperativo: caliamoci nel vissuto che non ci appartiene, scendendo giù da dentro di noi, pur rimanendovi ancorati come chi scende da una montagna con altissime cime, per aprire la porta e accogliere l’altro, l’illustre ospite della nostra casa interiore.

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