01/07/2024. Il 1° luglio del 1975 entrava in vigore la Convenzione Cites (Convention on International Trade of Endangered Species) con lo scopo di garantire che il commercio internazionale di esemplari di animali e piante selvatiche non minacci la loro sopravvivenza.
Qui la riflessione di Gianni Bauce, guida professionista di safari che vive da anni in Zimbabwe, tratta dal libro Il destino degli elefanti. Declino, conservazione e futuro del gigante della savana africana
“Se ciò che viene sottratto all’ambiente non può essere commercializzato, perde valore e il suo prelievo diventa inutile: proprio questo principio deterrente sta alla base della mirabile efficienza dell’azione del Cites. Nonostante i suoi numerosi punti deboli, la Convenzione continua a rappresentare uno strumento potentissimo per la salvaguardia delle specie viventi e la sua forte influenza sulla condotta degli Stati membri (e non solo) è alla base del successo dei suoi obiettivi principali. L’assenza di un simile trattato multilaterale costituirebbe oggi un’enorme falla nella conservazione della biodiversità, perché i numeri del traffico di animali sono enormi. Basti pensare che il commercio legale di specie viventi autorizzato dal Cites vale numeri annui da capogiro: 80.000 uccelli vivi, 500.000 rettili vivi, 630.000 pelli di coccodrillo, 530 pelli di serpente, 18 tonnellate di caviale, 5.000 trofei di caccia e via dicendo, per un valore che sfiora i 400 miliardi di dollari. Da questo circo, l’elefante di savana non poteva sicuramente essere escluso: il giro d’affari potenziale intorno a questa specie è talmente grande che alcuni Stati africani non hanno potuto resistere alla tentazione di alzare la voce e far valere le proprie ragioni”.

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