26/03/2026. “Il cuore della discordia tra Afghanistan e Pakistan risiede nella Linea Durand, il confine di 2.670 chilometri tracciato nel 1893 da Sir Mortimer Durand sotto il governo coloniale britannico in India – scrive Giorgia Pietropaoli nel volume dal titolo Afghanistan, dove tutto cambia per non cambiare mai. L’Afghanistan è l’unico Paese al mondo a non aver mai riconosciuto ufficialmente questa linea, considerata un’imposizione coloniale che ha diviso artificialmente le popolazioni Pashtun e Baluchi, due gruppi etnici che si estendono su entrambi i lati del confine. Kabul, peraltro, rivendica storicamente ampie porzioni di territorio pakistano a maggioranza Pashtun, alimentando un forte sentimento irredentista”.
In Afghanistan, dove tutto cambia per non cambiare mai compiamo un viaggio nell’Afghanistan dei nostri giorni, dove i diritti umani sono, nella migliore delle ipotesi, sospesi. L’Afghanistan, Paese di storia e cultura millenaria, crocevia di scambi da tempi remoti, dopo una breve parentesi di libertà dall’agosto del 2021 è tornato sotto il pressante e repressivo controllo talebano che man mano ha eroso ogni conquista e diritto guadagnato dalla popolazione. Ora il Paese vive una profonda crisi sociale, umanitaria ed economica: l’integralismo talebano ha imposto severe restrizioni nel campo dei diritti umani, in particolare per donne e ragazze, private dell’accesso all’istruzione secondaria e superiore e della maggior parte delle opportunità lavorative. La libertà di stampa e di espressione è fortemente limitata, con arresti arbitrari e detenzioni di giornalisti e attivisti. Il Paese è intrappolato in un ciclo di povertà, insicurezza alimentare e violazioni dei diritti, con la comunità internazionale che continua a cercare vie per affrontare le sfide umanitarie e proteggere i diritti fondamentali.

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