17/06/2024. “Giovani volontari degli anni Ottanta, in una provincia del centro Italia, relativamente lontana dal clamore della cronaca nazionale. Eravamo soltanto questo. Portavamo con noi il mondo dei cantautori, di De André, Jim Morrison, Bob Dylan, e la “primavera” di Alda Merini. L’accoglienza dei fragili rappresentava per noi una scelta libera. Un’esigenza spontanea di avvicinarci a un’umanità indifferenziata che, ogni giorno, richiedeva una qualsiasi forma di aiuto. Eravamo noi i testimoni di quel popolo di dimenticati che vivevano disseminati per le strade, e che una certa società benpensante aveva scelto di nascondere sotto lo zerbino, come si fa per un fastidio difficile da gestire. Persone randagie, private di tutto, che, bussando alla nostra porta, ci coglievano impreparati, con le quali capitava di scontrarci duramente e alle quali, molto spesso, non potevamo offrire nient’altro che i nostri limiti”.
Con questo brano, tratto dal libro La stanza degli ospiti, Francesco Cicchi ci introduce all’esperienza solidale della comunità Ama Aquilone, nata negli anni Ottanta per essere vicino a tutti quelli che erano messi al margine dalla società benpensante. Popolano così le varie case della comunità senza fissa dimora, i rom, le prostitute, i minori senza famiglia, i tossicodipendenti, tutti accolti senza pregiudizi o imposizioni dall’alto.
La stanza degli ospiti racconta di un eroismo in punta di piedi, che ribalta i paradigmi dell’accoglienza, mettendo al centro la reciprocità, la tenerezza, l’ironia.

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