11/02/2021. “C’erano molti chiacchiericci sullo sfondo di quel parco. Con la mia mamma, un giorno, era capitato di parlare del manicomio. Per anni pensieri contrastanti avevano diviso la città sulla cosiddetta legge Basaglia, che consentì di rimettere in libertà persone affette da disturbi mentali, restituendo così ai cittadini il parco di San Giovanni e alla comunità qualche allegro pensatore a voce alta. L’idea di un ospedale psichiatrico non era forse del tutto malvagia, solo che spesso, assieme ai pazienti con patologie psichiche gravi, venivano internati uomini politici, figure scomode o persone con il semplice hobby del bicchiere. Una volta mamma mi raccontò che una donna fu lì internata perché ebbe un breve flirt con un uomo di potere e che proprio il tale, stufo del giocattolo come un bambino capriccioso, l’aveva fatta rinchiudere per assicurarsi che le sue paroline bisbigliate all’orecchio della mal capitata nei momenti di allegra intimità non divenissero fonte di ricatto. Voci trapelate dallo spettrale corridoio illuminato al neon sussurravano inoltre che la donna non si dette per vinta, malgrado gli svariati metodi di sedazione diversamente omeopatici, e quindi le avessero fatto dei buchi nelle tempie, trasformandola in un vegetale. TIMBRO, FIRMA E TANTI SALUTI.
Come quella donna, tante persone furono lasciate morire fra mura come quelle, vittime di esperimenti o terribili abusi”.
Massimiliano Alberti, autore del romanzo dal titolo La Piccola Parigi, da cui abbiamo estratto questo brano, ci accompagna nelle atmosfere cupe del manicomio triestino che risuonano delle voci delle persone che vi hanno vissuto, spesso in condizioni drammatiche, per lunghi anni.
La Piccola Parigi dall’uscita in libreria a fine novembre a oggi, si è sempre piazzato nelle prime cinque posizioni della classifica dei libri più venduti in Friuli Venezia Giulia stilata da Il Piccolo.

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