10/12/2024. “Nessuno si rende conto, nel tenere un libro tra le mani, della fatica, del dolore, dell’attesa e del sangue che è costato – scrive Federico García Lorca in Libri! Libri! Discorso al paese di Fuente Vaqueros. Il libro è, senza dubbio, l’opera più grande dell’umanità. Può capitare, più di una volta, che un popolo si addormenti come l’acqua di uno stagno in un giorno senza vento. Neppure il più lieve tremore turba la molle dolcezza dell’acqua. Le rane dormono sul fondo e gli uccelli se ne stanno immobili sui rami tutt’intorno. Ma lanciate d’un tratto una pietra. Vedrete un’esplosione di cerchi concentrici, di onde circolari che si allargano sovrapponendosi le une alle altre e s’infrangono contro i bordi. Vedrete un sussulto totale dell’acqua, un fuggi fuggi di rane in tutte le direzioni, un’inquietudine lungo tutti i bordi dello stagno e persino gli uccelli che dormivano sui rami ombrosi spiccano il volo a stormi per tutto il cielo azzurro. A volte un popolo dorme come l’acqua di uno stagno in un giorno senza vento, e un libro o alcuni libri possono scuoterlo, renderlo irrequieto e mostrargli nuovi orizzonti di emancipazione e d’intesa”.
Pubblicato per la prima volta in Spagna nel 1986, il Discorso al paese di Fuente Vaqueros (Alocución al pueblo de Fuente Vaqueros) fu letto ad alta voce dal poeta, presumibilmente nei primi giorni di settembre del 1931, davanti ai suoi concittadini in occasione dell’inaugurazione della biblioteca comunale del paese natìo. Il discorso è una vera ode ai libri, una lettera d’amore, e allo stesso tempo una lezione magistrale di cultura senza tempo.

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