La sentenza Bosman e il football trafficking
On Dicembre 13, 2021 | 0 Comments

13/12/2021. “Il 15 dicembre 1995 è una data storica per il calcio professionistico mondiale e, indirettamente, anche per il fenomeno della tratta e del traffico internazionale dei calciatori. La Corte di Giustizia europea dà ragione a Jean-Marc Bosman, calciatore belga il cui passaggio alla squadra del Dunkerque non era stato accettato dalla Federazione calcistica belga nonostante il contratto di Bosman con la sua precedente squadra fosse già scaduto. Secondo la Corte, un calciatore professionista e un lavoratore e in quanto tale ha diritto alla libera circolazione nei Paesi europei.

Ciò ha avuto due effetti rilevanti dal punto di vista del football trafficking. Il primo si è manifestato nell’Africa Occidentale, con la caccia ai giovanissimi talenti africani e con casi analoghi a quelli appena raccontati degli Under 17 ghanesi. Il secondo si è invece palesato nell’America del Sud secondo dinamiche simili a quelle in uso con i calciatori provenienti dall’Africa Occidentale – si pensi alla storia del Pulga Rodriguez – ma anche in un altro modo che vale la pena approfondire subito. Si diceva prima che la sentenza Bosman aveva aperto a una circolazione illimitata di calciatori comunitari, mentre rimaneva un tetto massimo al numero di extra-comunitari sottoposto a variazioni nel tempo. “Comunitario” era considerato anche un calciatore nato e cresciuto al di fuori dell’Unione europea, ma in possesso di un passaporto rilasciato da uno dei Paesi membri dell’Ue”.

Il brano sopra riportato è tratto dal libro di Daniele Canepa dal titolo Fino a che punto? Il traffico internazionale di giovani atleti, dedicato al fenomeno del football trafficking e alla mercificazione degli atleti, in ogni disciplina sportiva.

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