La telemedicina: un ponte concreto tra il Nord e il Sud del mondo
On Gennaio 15, 2019 | 0 Comments

15/01/2019. In un’era in cui sembra più spontaneo costruire muri che ponti, i servizi di telemedicina, installati ormai in 31 centri sanitari in 13 Paesi africani e in Perù, rendono possibile un rapporto professionale, seppure virtuale ma estremamente concreto, tra il Nord e il Sud del mondo.

È il lavoro svolto dalla GHT, Global Health Telemedicine, una Onlus tutta italiana che in pochi anni ha radunato oltre 200 medici specialisti e ha creato un nuovo modo di fare cooperazione sanitaria ad alto impatto e con costi contenuti. Quasi 10.000 teleconsulti afferenti a ben 18 specialità mediche, garantiscono refertazione a distanza di lastre, elettrocardiogrammi, elettroencefalogrammi, interpretazione di quadri clinici con consigli diagnostici e terapeutici certi: questi sono i risultati positivi di pochi anni di lavoro.

La telemedicina rappresenta un aiuto concreto che sostiene lo sviluppo ospedaliero nelle regioni più povere del mondo, e, offrendo consigli diagnostici e terapeutici, diviene anche un modo di fare formazione a distanza al personale medico locale.

GHT è “un’esperienza riuscita” che dà vita a una piattaforma internazionale in grado di mettere in contatto fra loro –  e in tempo reale – medici e infermieri di diversa nazionalità, applicabile e applicata con successo anche in alcune realtà nazionali.

Un’ idea che il dott. Michelangelo Bartolo, medico ospedaliero del San Giovanni di Roma con una grande passione per l’elettronica, ha concepito qualche anno fa durante una missione in Tanzania e che oggi conosciamo grazie al suo libro “L’Afrique c’est chic. Diario di viaggio di un medico euro-africano”. Un testo che, con ironia e molta sensibilità, offre nuovi orizzonti e aiuta a guardare alla globalizzazione con occhi diversi. Qui, il breve estratto del diario, narrato in presa diretta, che racconta come tutto è iniziato.

“In macchina verso la città, ripensando all’accaduto e alla comprensibile provocazione del collega, ho un flash.
Perché non inventare qualcosa di automatico che metta in comunicazione una particolare richiesta clinica con un’opportuna risposta?
Il web è già pieno di piattaforme simili, solo che si sono sviluppate su altri campi. Vuoi una donna? La vuoi bionda, bruna, riccia, con occhi verdi, alta, bassa, sedere grosso, piccolo, tette grandi, normali o piccole? Ed ecco che l’elenco di varie Pamela, Samanta, Deborah o Debora si palesa sul tuo computer con tanto di concorrenza.
E allora perché non inventare qualcosa di simile in ambito medico? Si tratta solo di realizzare qualcosa di decisamente più serio e cercare l’equivalente delle varie Pamela, Debora, Samanta… ma in ambito sanitario, e magari disponibili a prestazioni gratuite.
Il sorriso di Salimu così autentico, esagerato, quasi irritante, mi aveva stregato. Bisogna inventare qualcosa: qualcosa che metta velocemente in comunicazione medici occidentali con colleghi africani. Arrivato a casa, faccio un’approfondita ricerca sul web e non trovo nulla di nulla, a parte i siti già menzionati. L’idea che mi balena per la testa è di mettermi io a realizzare una piattaforma simile.”

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