La tortura come privazione dell’umanità: in libreria “Contro la tortura” di Antonio Marchesi
On Ottobre 22, 2019 | 0 Comments

22/10/2019.“La posizione ufficiale della comunità internazionale, del resto, è chiara: la tortura è vietata sempre e ovunque. È vietata sempre perché le principali convenzioni internazionali sui diritti umani, ratificate dalla maggior parte degli Stati, non solo riconoscono il diritto a non subire torture, ma lo includono in un nucleo ristretto di diritti umani il cui godimento non può essere mai sospeso (neppure, secondo la formula del Patto sui diritti civili e politici, “in caso di pericolo pubblico eccezionale che minacci l’esistenza della nazione”, quale può essere una guerra o una grave minaccia terroristica).
Si ignora volutamente il fatto che la tortura, oggi, si avvale di progressi scientifico-tecnologici, che è sempre più sofisticata e soprattutto che – quale che sia la metodologia impiegata, dalla più arcaica alla più avanzata – il suo scopo ultimo, il suo obiettivo finale, non è quello di aggredire il corpo del torturato ma la sua integrità psichica e morale, la sua capacità di resistere e di avere convinzioni proprie, la sua personalità: in altre parole, di privare la vittima della sua umanità.” Con queste parole Antonio Marchesi nel libro appena uscito in libreria dal titolo Contro la tortura. Trent’anni di battaglie politiche e giudiziarie analizza i primi trent’anni da quando l’Italia ha ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura. Durante questi tre decenni la tortura è stata negata, i fatti e le responsabilità occultati, la nozione stessa di tortura rimossa. L’impunità per fatti di tortura è dovuta in larga parte agli effetti della mancata introduzione del reato specifico nel nostro codice penale.
Ora quel reato c’è, ma la sua definizione è formulata in termini restrittivi e oscuri, al punto da suscitare dubbi sulla sua effettiva idoneità a comprendere il fenomeno della tortura nella sua dimensione attuale.

Questo libro racconta vicende di tortura che, in un modo o nell’altro, negli ultimi tre decenni hanno coinvolto l’Italia e le sue istituzioni politiche e giudiziarie: da quella del “tipografo delle Br”, condannato per calunnia per avere denunciato le torture subìte, a quella del cappellano militare che non sarà estradato in Argentina; dai fatti della Somalia a quelli di Genova; dalla extraordinary rendition di Abu Omar in Egitto ai respingimenti verso la Libia; fino alla storia della ricerca di verità e giustizia per Giulio Regeni.

Con il patrocinio di Amnesty International

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